Il Corriere di Trieste

Perché i “democratici” tentano di eliminare Trump

Perché i “democratici” tentano di eliminare Trump

Analisi di Paolo G. Parovel

Negli Stati Uniti i rapporti tra la stampa ed i Presidenti, siano democratici o repubblicani, non sono mai stati facili. Ed è giusto che sia così, perché senza libertà di critica razionale non esiste democrazia.

Ma è ormai evidente che l’aggressione continua e sempre più violenta della stampa “democratica” americana ed europea contro il presidente Trump è invece una guerra di propaganda, sabotaggio e disinformazione isterica e pericolosa per tutti.

La verità è che un partito sconfitto tenta di abbattere il Presidente regolarmente eletto degli USA violando i principi fondamentali della democrazia, alimentando i pregiudizi e gli interessi anti-americani nel mondo ed ostacolando il rafforzamento interno ed internazionale degli Stati Uniti, che è necessario per impedire crisi planetarie devastanti.

Il problema degli equilibri strategici

Soltanto gli utopisti e gli ingenui credono che le sorti concrete del pianeta, dai diritti umani all’ambiente, dipendano da dichiarazioni ed accordi formali, da Risoluzioni delle Nazioni Unite (finché non hanno il potere di farle rispettare), e dagli sforzi e sacrifici nobilissimi ma insufficienti delle organizzazioni etiche, ambientali ed umanitarie.

Le sorti concrete del pianeta dipendono invece dagli equilibri politico-economici interni e reciproci di tre superpotenze mondiali: USA, Russia e Cina, di una dozzina di potenze regionali e delle rispettive sfere d’influenza. Ogni loro squilibrio è fonte di conflitti, ed ogni conflitto fuori controllo può diventare catastrofe nucleare.

E per tenere sotto controllo i conflitti non bastano i contingenti delle Nazioni Unite e le loro regole d’ingaggio. Sono necessari i Governi, i comandi strategici, le agenzie di intelligence, le risorse economiche e le forze armate delle potenze disposte a mantenere o ripristinare la pace per difendere interessi concreti, e non solo principi astratti.

La motivazione strutturale

I politici statunitensi democratici e i repubblicani dissidenti sono persone razionali, informate e patriottiche, capaci di comprendere che i loro attacchi alla credibilità del Presidente eletto, comunque motivati, stanno diventando un rischio crescente per la sicurezza nazionale e per gli equilibri strategici planetari.

Questo significa che l’irragionevolezza delle loro frenesìa aggressiva nasconde, dietro le motivazioni ufficiali, una motivazione strutturale così forte e radicata da prevalere anche sulla razionalità politica, sul patriottismo e sul senso di responsabilità.

L’analisi delle differenze tra i profili psicologici ed operativi di Trump e dei suoi avversari consente di affermare che la motivazione strutturale dell’aggressione contro il Presidente degli USA è generata da una convergenza particolare di elementi ideologici ed interessi concreti.

La tipologie degli avversari

I nemici politici del presidente Trump appartengono alle generazioni dei “progressisti” e conservatori abituati a farsi eleggere predicando visioni utopiche del mondo senza saper affrontare e risolvere i problemi concreti della gente, delle strutture di governo, dell’economia, della sicurezza nazionale e degli equilibri internazionali.

Negli USA, come in Europa e nel resto del mondo, i “progressisti” credono di poter risolvere i problemi con le parole, i “conservatori” con la forza, ed ambedue pensano di avere il diritto di limitare con regole inutili le normali libertà di vita e di lavoro dei cittadini.

Ma le formule ideologiche invece di controllare e risolvere i problemi umani ed ambientali concreti li aggravano. E l’aggravamento rinforza le categorie di profittatori legali e illegali, che condizionano l’economia e la cultura sostenendo l’elezione dei politici ideologizzati. 

Le reti di poteri parassitici

In questo modo politici ideologizzati e profittatori economici e culturali formano una rete di poteri parassitici che si autoalimenta indebolendo la consapevolezza della comunità, l’economia produttiva e lo Stato, e tende ad allearsi con le reti parassitiche analoghe di altri Paesi.

Negli USA questo schema è stato spezzato dall’elezione presidenziale imprevista di Donald J. Trump, un imprenditore che sa analizzare ed affrontare i problemi in concreto e senza ipocrisìe, lavora duro per risolverli, non firma accordi inutili o svantaggiosi e difende i diritti ed i doveri stabiliti dalla Costituzione degli Stati Uniti.

Sono questi i veri motivi per cui gli elettori americani hanno considerato Trump più utile ed affidabile della candidata “democratica” sostenuta da politici, intellettuali, attori e cantanti che sono popolari, ma inutili per rinforzare in concreto l’economia ed il ruolo internazionale degli Stati Uniti.

Un modello di lavoro politico che funziona

Come candidato, Trump aveva detto chiaro che per aiutare seriamente i cittadini in difficoltà è necessario ristrutturare l’economia e farsi rispettare a livello internazionale garantendo la pace con scelte razionali e concrete, senza imporre agli altri popoli e Paesi i propri modelli culturali.

Come Presidente, Trump ha dimostrato subito di saperlo fare con energia, concretezza, intensità di lavoro e chiarezza comunicativa straordinarie, che possono essere buon esempio anche per i politici di altri Paesi.

In sostanza, Trump sta semplicemente applicando un modello di lavoro che funziona per affrontare rapidamente e senza chiacchiere inutili tutti i problemi concreti lasciati marcire dai politici ideologizzati.

Il problema dell’informazione

Questo metodo spiazza i parassiti economici e culturali che prosperavano sulle incapacità di quei politici ideologizzati, e le due categorie si uniscono per tentare di abbattere con mezzi antidemocratici un Presidente degli Stati Uniti che finalmente lavora e funziona.

Ma non è facile farlo capire ai settori dell’opinione pubblica americana ed internazionale intossicati dalle campagne di disinformazione dei “democratici” statunitensi, dei loro imitatori europei e di tutta la stampa estera antiamericana. Chi vuole farsi opinioni indipendenti può incominciare attingendo informazioni dirette QUI

Perché i cittadini hanno diritto a capire, ad esempio, che il conflitto israeliano-palestinese non è generato dalle tre religioni del monte del Tempio di Gerusalemme, ma dallo scontro di ideologie social-nazionaliste moderne. Come la dittatura nordcoreana, che dev’essere affrontata a tre livelli convergenti: pressione militare USA, infiltrazione politica cinese e mediazione russa.

Leggi anche le analisi del giornale d’inchiesta La Voce di Trieste:

– 5 Febbraio 2017. Guerra disinformativa contro Trump: LINK

– 15 Novembre 2016. Chi ha paura di Donald Trump: LINK

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