Il Corriere di Trieste

Trieste: allarme sociale per i ritardi nel pagamento del sostegno al reddito

Trieste – palazzo del Comune

A Trieste sono ormai migliaia le persone e le famiglie che la crisi economica ha ridotto in difficoltà così gravi che per sopravvivere devono chiedere il cosiddetto “sostegno al reddito”, un sussidio al quale hanno diritto per legge. Ma il sussidio medio è limitato a 400 euro mensili, versati ogni due mesi.

Peggio ancora, per le incapacità e l’indifferenza degli enti e dei politici responsabili i pagamenti avvengono ormai da un anno con ritardi scandalosi, gettando nella disperazione gli assistiti che hanno problemi drammatici di età, malattia, disoccupazione, figli piccoli.

Il risultato è che ora, a fine marzo 2018, risultano pagati i sussidi del dicembre 2017, mentre il pagamento di gennaio-febbraio risulta rinviato da metà marzo a fine aprile: un’attesa di quattro mesi anche per chi è letteralmente alla fame e vede accumularsi le bollette e gli affitti che non può pagare.

Silenzi stampa e ipocrisie politiche

Ma tutta questa sofferenza passa sotto silenzio perché i cittadini impoveriti non hanno potere e nemmeno voce sui media “di sistema”, a differenza dai responsabili del Comune, della Regione e dell’INPS che hanno gestito sinora il “sostegno” al reddito scaricandosi vergognosamente la responsabilità dei ritardi senza risolverli.

Nell’attesa ora che la gestione dei sussidi passi interamente all’INPS, il Comune di Trieste si è limitato a promettere di rimediare a quelli che definisce ipocritamente “eventuali disagi” con un anticipo straordinario di 300 euro per un solo mese, sui 1.600 euro che sono dovuti per i quattro mesi di sussidi non pagati.

Ma sembra anche che quest’anticipo minimo non verrà versato a tutti gli assistiti. Ne potrebbe rimanere escluso, ad esempio, chi nel 2017 aveva diritto ad assistenze per figli minorenni che non vengono più erogate anch’esse dal mese di dicembre.

I vincoli assurdi della carta prepagata

A tutto questo si aggiunge il fatto che i 400 euro mensili vengono versati su un’apposita carta prepagata, dalla quale gli assistiti possono ritirare solo 200 euro in contanti per pagare l’affitto all’ATER ed utilizzare gli altri 200 vincolati nella carta per pagare le bollette e fare la spesa di un mese.

All’insufficienza evidente del sussidio di 400 euro, ed ai ritardi ingiustificabili, si aggiunge anche il fatto che per fare la spesa la carta prepagata può essere usata soltanto in alcuni supermercati “convenzionati”, che sono però tra i più costosi.

Disperazione e sicurezza pubblica

In sostanza, a Trieste gli enti ed i politici che hanno il dovere giuridico di soccorrere i cittadini poveri stanno invece aggravando ingiustamente le loro situazioni personali, famigliari e sociali, sino ad estremi di sofferenza e disperazione che rischiano ormai di esplodere a livello di sicurezza pubblica.

E questo rischio è accresciuto dall’ovvio confronto con i sussidi pubblici puntuali e molto maggiori che vengono notoriamente garantiti per il mantenimento degli immigrati clandestini.

Il Movimento Trieste Libera ha segnalato perciò da tempo questa situazione anche al Commissario del Governo e Prefetto, ed al Questore. Ma nemmeno loro hanno potuto smuovere l’indifferenza e l’ipocrisia scandalose di una classe politica strapagata e sempre più amorale, inetta e parassita.

Quattro interrogativi per la Magistratura

Questi comportamenti della classe politica locale pongono inoltre quattro interrogativi principali, che sottoponiamo alle indagini della Magistratura ordinaria e contabile perché non possono essere risolti a livello di inchiesta giornalistica.

Il primo interrogativo è se vi sia chi lucra sui mesi di maggiore disponibilità bancaria della massa di denaro costituita dalle migliaia di sussidi dei quali vengono inammissibilmente ritardati i pagamenti.

Il secondo interrogativo riguarda il motivo per cui risultano “convenzionati”, e da chi, soltanto supermercati tra i più costosi della città. Non è infatti ragionevole né legittimo obbligare gli assistiti a spendere il sussidio dove tutto costa notoriamente anche il doppio che nei discount. E si può dubitare che i “convenzionati” offrano sconti del 50%.

Il terzo interrogativo riguarda il Comune di Trieste, che ha per legge obblighi primari di assistenza sociale, accresciuti dalla crisi. Perché dunque, ed a vantaggio di chi, sperpera invece il denaro pubblico in una frenesìa anomala di appalti edili inutili o rinviabili e di spese non obbligatorie?

Il quarto ed ultimo oggetto d’indagine doverosa è il motivo per cui, a fronte di una crisi economica e sociale sempre più estrema, non si vuole ancora creare un organo di coordinamento e controllo degli obblighi, delle risorse e degli interventi di assistenza sociale degli enti pubblici e delle organizzazioni private.

I doveri del Commissario del Governo a Trieste

Nel regime giuridico speciale di Trieste questo provvedimento spetterebbe al Commissario del Governo ed è il solo che possa interrompere e prevenire omissioni ed abusi di politici ed enti locali, ottimizzare le assistenze pubbliche e private ed impedire che i drammi della povertà incolpevole di migliaia di cittadini vengano aggravati da chi ha il dovere di alleviarli.

Spiace dunque dirlo, ma è doveroso chiedere all’attuale Commissaria del Governo di applicare con la massima urgenza a questo problema le stesse attenzioni che ha riservato sinora sia a garantire il finanziamento delle assistenze per gli immigrati clandestini, sia a tentar di negare l’esistenza dello status internazionale di Trieste che è lo strumento indispensabile per restituire finalmente a cittadini e residenti il lavoro, la dignità e benessere cui hanno diritto.

F.W.

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