DA SIGONELLA AL PORTO DI TRIESTE: QUANDO L’ITALIA VIOLA ALLEANZE E TRATTATI.
Analisi di Paolo G. Parovel

Trieste, 16 aprile 2026 – Nelle scorse settimane la storica inaffidabilità politica dei Governi italiani in materia di alleanze militari e di rispetto dei Trattati internazionali ha avuto due nuove conferme clamorose.
Il giorno 28 marzo il Governo Meloni ha negato senza preavviso agli Stati Uniti l’uso della loro base aerea militare di Sigonella per la guerra di liberazione del popolo iraniano e del Medio Oriente dalla ferocia e dalla minaccia atomica del regime terrorista degli Ayatollah.
Lo aveva già fatto nel 1985 l’allora Governo Craxi, per consentire la fuga di un leader terrorista palestinese, Abu Abbas e dei suoi complici nel dirottamento della nave Achille Lauro e nell’assassinio dell’anziano invalido Leon Klinghoffer.
E la conseguenza di quel tradimento fu la liquidazione, dal 1992, dell’intero sistema politico di corruzione dell’Italia di quegli anni, ad iniziare dal partito socialista nazionalista di Craxi.
Il 7 aprile, su pesante pressione politica dello stesso Governo Meloni tramite l’Avvocatura dello Stato, la Suprema Corte di Cassazione italiana ha invece negato la validità di due Trattati in vigore con gli USA.
Sono i Trattati principali di rilevanza strategica sull’attuale Free Territory of Trieste – che confina dal 1947 con l’Italia e dal 1992 con la Slovenia – e sul suo Porto Franco internazionale.
Il rifiuto di riconoscere la validità di quei Trattati è una forma di tradimento diversa da quello militare di Sigonella, ma è un tradimento non meno destabilizzante.
Danneggia infatti la libertà dei traffici internazionali e favorisce l’espansione economica aggressiva della Cina comunista nel Mediterraneo e verso l’Europa centrale.
E questo accade perché l’inaffidabilità dei Governi italiani verso gli USA non è occasionale, ma strutturale.
L’Italia del dopoguerra ha cambiato 67 governi in 78 anni, tutti condizionati da ideologie nazionaliste anti-americane sia di destra che di sinistra.
I due Trattati su Trieste traditi.
I Trattati traditi principali su Trieste sono due.
Il primo è il Trattato di Pace multilaterale con l’Italia del 10 febbraio 1947.
Quel Trattato ha istituito e riconosciuto il Free Territory of Trieste quale Stato sovrano con Porto Franco internazionale quale suo ente di Stato al servizio delle navi e delle merci di tutti gli Stati, senza discriminazioni.
Il Trattato, entrato in vigore dal 15 settembre 1947, dichiara perciò (art. 21) cessata la precedente sovranità esercitata dall’Italia su Trieste.
La sovranità italiana su Trieste era durata soltanto 27 anni, dal 1920 al 1947, dopo 536 anni di sovranità austriaca, dal 1382 al 1918.
Il secondo Trattato è un accordo complementare al Trattato di Pace: il Memorandum d’Intesa quadrilaterale relativo al Territorio Libero di Trieste, firmato a Londra il 5 ottobre 1954.
Con quell’accordo gli Stati Uniti ed il Regno Unito hanno sub-affidato fiduciariamente il Free Territory of Trieste attuale all’amministrazione civile provvisoria del Governo (non dello Stato) italiano.
Con quel Memorandum d’Intesa il Governo italiano si è perciò assunto tutti gli obblighi del sub-mandato.
Quegli obblighi includono l’esercizio provvisorio dei poteri legislativi, della giurisdizione e della rappresentanza estera del Free Territory of Trieste ed il mantenimento del suo Porto Franco internazionale secondo le disposizioni specifiche del Trattato di Pace.
Il Governo italiano dovrebbe perciò adempiere a tutti quegli impegni per mezzo di funzionari dello Stato italiano, che in quel ruolo devono però rappresentare il Free Territory of Trieste.
La difesa militare della neutralità del Free Territory è stata invece affidata con atti separati alla NATO.
Il Trattato di Pace del 1947 ed il Memorandum d’Intesa del 1954 sono anche eseguiti tuttora con leggi vigente dello Stato italiano.
Poiché si tratta di obblighi internazionali, quelle leggi di esecuzione hanno prevalenza costituzionale sia su tutte le sue leggi nazionali italiane in vigore, sia su accordi internazionali di rango inferiore, come il Trattato bilaterale italo-jugoslavo di Osimo del 1975.
La simulazione politica di sovranità.
Durante la Guerra Fredda l’occupazione sovietica dell’Europa centrale ha però ridotto per decenni il valore economico e strategico del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco per i traffici internazionali.
Ed i Governi italiani sub-amministratori ne hanno approfittato per violare sia il Trattato di Pace, sia il Memorandum d’Intesa simulando che Trieste ed il suo Porto Franco internazionale siano rimasti soggetti alla sovranità dello Stato italiano.
Si tratta di una simulazione politica, poiché nessun Governo italiano ha osato denunciare ufficialmente né il Trattato di Pace, né il Memorandum d’Intesa relativo al Territorio Libero di Trieste.
Ma con questa simulazione politica i Governi italiani vìolano concretamente il diritto internazionale, i diritti civili, economici e fiscali dei cittadini, dei residenti e delle imprese del Free Territory of Trieste sub-amministrato, i diritti di tutti gli Stati e delle loro imprese sul suo Porto Franco internazionale, e la stessa Costituzione italiana.
No taxation without representation.
Con i suoi primi provvedimenti la sub-amministrazione italiana ha violato anche il principio democratico fondante dell’indipendenza americana: no taxation without representation.
Ha riservato in fatti il diritto di voto ai cittadini italiani togliendolo ai cittadini del Free Territory of Trieste, ed ha imposto loro le tasse dello Stato italiano, che sono da tre a quattro volte più pesanti di quelle legittime per Trieste.
I vincoli europei illegittimi.
I Governi italiani sub-amministratori sottopongono inoltre il Free Territory of Trieste ai vincoli giuridici e doganali dell’Unione Europea, in aperta violazione del divieto stabilito dall’art. 26.4 dell’Allegato VI del Trattato di Pace.
È perciò illegittimo anche trattare come porti dell’Unione Europea il Porto Franco internazionale ed il porto doganale del Free Territory of Trieste.
I risultati visibili delle violazioni.
I risultati visibili di tutte queste violazioni sono stati, e sono tuttora, una recessione economica e demografica impressionante del Free Territory of Trieste, che sotto l’amministrazione provvisoria italiana è passato da 296.000 abitanti a 227.840 abitanti in crescente povertà, e la semi-paralisi del Porto Franco internazionale, mentre l’adiacente porto sloveno di Koper è in crescita continua.
Livelli straordinari di corruzione.
Questa situazione di grave crisi è inoltre aggravata da livelli straordinari di corruzione del sistema di governo politico, amministrativo e giudiziario locale.
Il sistema di governo locale è infatti condizionato da lobbies nazionaliste italiane che hanno anche il controllo politico dei mass media più diffusi.
I nuovi sviluppi.
La Guerra Fredda è terminata da decenni con la fine dell’URSS ed il ritiro delle sue truppe dall’Europa centrale.
La fine della Guerra Fredda ha perciò restituito al Free Territory of Trieste ed al suo Porto Franco internazionale tutto il loro straordinario valore economico e strategico originario per la libertà dei traffici internazionali.
E questo significa che il problema delle violazioni di diritti compiute dalla sub-amministrazione italiana riguarda oggi tutti gli Stati e le imprese che hanno interesse ad utilizzare liberamente il Porto Franco internazionale di Trieste.
Lo conferma anche il fatto che le nostre indagini ed analisi pubblicate i rete sulla materia in italiano ed inglese hanno superato il milione di letture all’anno, in particolare da Stati Uniti, Singapore, Italia, Danimarca, Russia, Cina, Paesi Bassi, Israele, Hong Kong, Brasile, Marocco, Sud Africa e Germania.
Nuovi rischi strategici.
Ma i Governi italiani sub-amministratori hanno continuato ad imporre illegalmente a Trieste il regime fiscale e la simulazione di sovranità dello Stato italiano.
Ed hanno creato nuove situazioni di pericolo strategico utilizzando la simulazione di sovranità italiana su Trieste per stipulare accordi portuali illeciti con l’Iran degli Ayatollah (2016) con il Venezuela di Maduro (2019) e dal 2019 con la Cina comunista.
I Governi italiani sub-amministratori hanno inoltre consentito al sistema di corruzione locale di sviluppare sotto piena copertura politica e giudiziaria una truffa colossale ancor più dannosa, che nasconde un pericolo strategico senza precedenti.
La truffa ha due fasi operative principali.
La prima fase consiste nel disattivare uno dei due grandi punti franchi permanenti del Porto Franco internazionale di Trieste, il suo Porto Franco Nord, detto anche “porto vecchio”.
La seconda fase consiste nel consegnare quei 75 ettari di porto alla speculazione immobiliare ed edilizia, e con una formula speciale.
La formula speciale consentirebbe di frazionare quell’area per venderne e rivenderne le parti a qualsiasi acquirente sul mercato immobiliare ordinario, ma con annesse concessioni italiane di porto franco.
Ed è evidente che gli acquirenti favoriti sarebbero le imprese di Stato della Cina comunista od i loro intermediari italiani, europei ed internazionali.
L’Agenzia di difesa legale.
La difesa del Free Territory of Trieste quale soggetto di diritto internazionale era tuttavìa impedita dal fatto che il Governo italiano dopo averla assunta dal 1954 con il sub-mandato di amministrazione civile provvisoria l’aveva surrettiziamente disattivata.
Nel 2015 un numero rilevante di cittadini, residenti ed imprese di Trieste e di altri soggetti danneggiati ha costituito perciò la International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T., quale Agenzia di rappresentanza provvisoria di Stato delegata con procure legali a difendere in ogni sede i loro diritti violati.
Le cause civili verso il Governo italiano.
Agendo così quale soggetto di diritto internazionale, la I.P.R. F.T.T. ha citato a giudizio il Governo Italiano ed alcuni organi della sua sub-amministrazione per ottenere l’accertamento della vigenza dei Trattati violati e la cessazione delle violazioni.
A questo scopo la I.P.R. F.T.T. ha azionato, con l’intervento di centinaia di cittadini ed imprese, tre cause civili.
Due di tali cause sono state azionate in materia fiscale, di evidente rilevanza economica per le persone fisiche e per le imprese.
La terza causa riguarda invece la gestione del Porto Franco internazionale, che per i motivi sopra detti ha anche ampia rilevanza strategica generale.
Tutte e tre le cause sono state azionate davanti ai giudici italiani di primo grado, d’appello e di cassazione incaricati di esercitare la giurisdizione del Free Territory of Trieste per conto del Governo sub-amministratore.
La reazione politica dei giudici italiani.
Ma la reazione di quei giudici della sub-amministrazione italiana è stata pesantemente politica.
Si sono infatti comportati come un organo di repressione giudiziaria dello Stato italiano contro chi metta in dubbio la sua sovranità simulata su Trieste.
E con questo comportamento hanno violato contemporaneamente sia la verità, sia i loro doveri istituzionali, sia i principi fondamentali di giustizia dello Stato di diritto.
Tutti quei giudici hanno infatti rifiutato sinora di accertare la vigenza dei Trattati e di far cessare e violazioni affermando falsamente di non avere giurisdizione in materia.
La dichiarazione di difetto assoluto di giurisdizione li obbligava perciò a non esprimere alcun giudizio sulla materia ed a compensare le spese di causa tra le parti.
Tutti quei giudici hanno invece aggiunto alla dichiarazione di difetto assoluto di giurisdizione le stesse false dichiarazioni politiche che quei Trattati non sono in vigore, che Trieste è soggetta alla sovranità italiana, e che il Free Territory non esiste e non è mai esistito.
E sulla base di queste dichiarazioni false e illegittime hanno condannato scandalosamente i ricorrenti a pagare tutte le spese di causa per punirli di aver esercitato il diritto a chiedere la verifica e l’esecuzione delle leggi vigenti.
La causa strategica sul Porto Franco internazionale.
La causa strategica sul Porto Franco internazionale era stata assegnata alla Prima Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione.
La Corte ha tentato di liberarsene proponendo ai ricorrenti di accettare senza discussione una sentenza illegittima, sotto minaccia, se rifiutavano, di condanna a spese maggiorate, con udienza in camera di consiglio, cioè a porte chiuse per tutti.
La I.P.R. F.T.T. ha respinto quel ricatto confidando nel proprio buon diritto e nell’intervento di tre fatti nuovi decisivi.
Le Sezioni Unite della stessa stessa Corte Suprema avevano infatti demolito la falsa tesi del difetto di giurisdizione con pronuncia vincolante per tutti gli altri giudici (LINK).
Il Dipartimento di Stato degli USA aveva confermato ufficialmente la vigenza del Trattato di Pace con l’Italia del 1947 e del Memorandum d’Intesa relativo al Territorio Libero di Trieste del 1954.
Ed infine, l’anticipazione della sentenza di condanna aveva violato le norme europee sul giusto processo imponendo perciò alla Corte di Cassazione italiana il rinvio pregiudiziale della causa alla Corte di Giustizia dell’UE.
Questi tre fatti nuovi decisivi intervenuti sono stati regolarmente comunicati alla Corte con le comunicazioni conclusive previste dalla legge, che pubblichiamo qui per maggiore chiarezza (LINK).
Una nuova sentenza politica ancora più scandalosa.
La Corte ha tenuto l’udienza a porte chiuse il 16 dicembre scorso, ed ha manifestato forti difficoltà a decidere, come può accadere quando alla giustizia si sovrappongono questioni di Stato.
Secondo informazioni non verificate la discussione sarebbe infatti durata oltre 10 ore, e quel fascicolo di causa sarebbe stato poi portato fuori dall’aula in un contenitore, chiuso che alcuni giorni dopo sarebbe stato trasferito altrove sotto scorta.
Certo è che per i 112 giorni successivi la Cassazione ha comunicato soltanto che la causa era stata decisa in quell’udienza, senza però dire se con esito positivo o negativo, ma la sentenza non era stata ancora depositata.
Ed anche questa è una prassi che vìola i principi dello Stato di diritto, poiché non garantisce che la decisione sia veramente quella presa in udienza e non sia stata invece modificata successivamente, specie quando sino in gioco interessi politici e di Stato rilevanti.
Tanto più che quando la sentenza è stata pubblicata si è potuto constatare che la sua redazione non richiedeva affatto quei 112 giorni di attesa.
La Corte ha infatti scelto di ricopiare con pochi ritocchi la sua proposta anticipata di condanna ingiusta respinta dalla I.P.R. F.T.T.
E per poterlo fare ha omesso completamente di considerare i fatti giuridici nuovi intervenuti che impedivano di riproporre quella condanna.
La data di deposito coincideva inoltre con le esigenze di una fase procedurale della frode immobiliare sul “porto vecchio” che una sentenza positiva od un ulteriore ritardo potevano bloccare.
Vista la materia e gli interessi speculativi e strategici in gioco, ogni sospetto appare legittimo, se non doveroso.
Una rete particolare di corruzione.
Ma rimane la certezza di una particolare rete di corruzione delle istituzioni italiane che continua a bloccare illegalmente le difese del Free Territory of Trieste, dei suoi cittadini, delle sue imprese, del suo Porto Franco internazionale e dei diritti su di esso di tutti gli Stati e delle loro imprese.
E si permette di considerare carta straccia anche i Trattati internazionali in vigore con gli Stati Uniti d’America.
La battaglia legale continua.
La I.P.R. F.T.T. e i suoi deleganti dovranno opporsi ora anche a questa sentenza politica scandalosa e destabilizzante della Corte Suprema italiana, sia con un ricorso per revocazione, sia con un ricorso diretto alla Corte di Giustizia Europea.
Ma sarebbe anche ora che la coraggiosa battaglia legale di questi volontari per i diritti di Trieste e di tutti gli altri Stati incominciasse a ricevere anche le attenzioni e gli aiuti internazionali che merita.
Chi desidera contribuire al sostegno economico di queste azioni della I.P.R. F.T.T. può effettuare donazioni tramite bonifico bancario avvalendosi di questi dati:
– per i bonifici da Trieste o dall’Italia:
beneficiario: IPR-FTT
codice IBAN: IT15B0307502200CC0010785087
causale: donazione a sostegno delle azioni giudiziarie della I.P.R. F.T.T.
– dati aggiuntivi per i bonifici dall’estero (inclusi i paesi dell’Unione Europea):
BIC: BGENIT2TXXX
SWIFT: BGENIT2T
