TRIESTE: FRENO EUROPEO ALLA TRUFFA DEL “PORTO VECCHIO”

Analisi di Paolo G. Parovel
Trieste, 2 luglio 2026. – Nel mese di febbraio la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha dichiarato illegittima la norma di legge italiana che assegnava a chi propone un intervento pubblico-privato di project financing (finanza di progetto) il diritto di prelazione nella gara pubblica (inclusi i bandi di gara europei) che dev’essere indetta per aggiudicare la concessione ad eseguirlo.
Quella norma (contenuta nell’art. 183 comma 15 d.lgs. n. 50/2016) consentiva cioè al proponente di ottenere la concessione anche se la gara veniva vinta da un altro concorrente.
Con sentenza del 5.2.2026 nella Causa C-810/24 la CGUE ha perciò dichiarato che quel diritto di prelazione non può venire esercitato perché viola il principio di libera concorrenza dell’Unione Europea nell’aggiudicazione dei contratti di concessione.
La questione era stata rimessa alla CGUE dal vertice della giustizia amministrativa italiana, il Consiglio di Stato, chiedendo alla Corte europea se le norme del Codice degli Appalti italiano sul diritto di prelazione costituissero una violazione delle normative UE in materia.
La sentenza della CGUE è rilevante anche per Trieste, perché pone un freno al tentativo avviato nell’agosto 2023 dal Sindaco Dipiazza, con il Presidente Regionale Fedriga e l’allora Presidente del Porto, D’Agostino, per imporre l’urbanizzazione illegittima del cosiddetto “porto vecchio” affidandola al Gruppo immobiliare Costim.
Il diritto di prelazione ora annullato dalla Corte Europea era infatti necessario per impedire che la gara europea aggiudicasse definitivamente la concessione ad un altro concorrente.
È dunque comprensibile che il Gruppo Costim possa trovarsi ora in grave imbarazzo, anche perché sembra abbia già speso oltre due milioni di euro per progettare l’operazione.
E dovrebbe essersi ormai reso conto anche del fatto che l’operazione in cui è stato coinvolto sarebbe continuamente esposta al rischio di venire paralizzata da ricorsi per violazione di obblighi internazionali.
Non è infatti un caso se l’urbanizzazione del cosiddetto “porto vecchio” viene offerta da dieci anni sul mercato immobiliare italiano ed estero senza trovare nessun investitore normale.
Perché nessuno investe in un’operazione immobiliare senza verificare tutte le affermazioni dei venditori sullo stato materiale e giuridico dei beni.
E nel caso di Trieste non è difficile accertare che l’area offerta non è un “porto vecchio”, ma uno dei due Punti franchi permanenti del Porto Franco internazionale di Trieste soggetto a diritti di tutti gli Stati, attrezzato ed interamente attivabile in qualsiasi momento.
È infatti il Porto Franco Nord, con moli, banchine sul mare aperto, l’Adriaterminal, magazzini e scalo ferroviario collegamento ferroviario alla rete europea ed al Porto Franco Sud, fondali da 14-15 metri ed un progetto di piattaforma logistica su fondali sino a 20, identica al nuovo Deep Sea Container Terminal del porto di Rijeka.
Il valore economico e strategico di quell’area per le sue legittime attività permanenti di Porto Franco internazionale è quindi infinitamente superiore a qualsiasi suo possibile valore immobiliare.
Il tentativo di urbanizzazione si rivela perciò una colossale truffa immobiliare ed edilizia, anche prima di trovarne conferma con alcune semplici ricerche.
Come l’esame delle foto satellitari dell’area, degli atti e documenti del pubblico Libro Fondiario e delle inchieste e denunce pubblicate qui in italiano ed inglese con oltre un milione di lettori in tutto il mondo.
Ed a questo punto diventa anche evidente che le affermazioni dei promotori politici, istituzionali e mediatici dell’offerta di investimento immobiliare non sono credibili.
In mancanza di investitori, il Comune ha potuto infatti concretare soltanto operazioni di occupazione parziale di quell’area portuale in proprio, e con partner ai quali ha dichiarato o lasciato credere di averne un titolo valido ed incontestato di proprietà incondizionata, che non possiede affatto.
Fra queste operazioni c’è persino il tentativo del Sindaco di imporre la costruzione di una cabinovia appaltandone i lavori con una gara europea indetta senza copertura finanziaria reale né adeguamenti del Piano Regolatore.
Ed ognuno può constatare su atti pubblici che quella stessa simulazione di proprietà incondizionata dell’area è stata utilizzata anche da un consorzio organizzato tra Comune, Regione ed Autorità Portuale per occupare tutto il resto dell’area in project financing con il Gruppo Costim.
Questo nuovo intervento prevederebbe inoltre la libera vendita a chiunque di aree e magazzini con annessa concessione di tratti di costa in regime di Porto Franco internazionale, che interesserebbero in particolare imprese di Stato della Repubblica Popolare Cinese.
Nel marzo 2024, D’Agostino si è dimesso a sorpresa da Presidente dell’Autorità Portuale coinvolta ed ha lasciato Trieste. Dove rimangono però in carica il Sindaco Dipiazza ed il Presidente regionale Fedriga, che dovrebbero quindi incominciare a dare delle spiegazioni pubbliche chiare su queste loro operazioni.
E dovrebbe darle per primo il Fedriga, che nel 2014 quale capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati era stato il primo a denunciare in Parlamento che l’urbanizzazione del cosiddetto “porto vecchio”, allora imposta da politici del Partito Democratico con il loro Governo Renzi, era ed è una frode speculativa in violazione di obblighi internazionali.
Questo significa che dovrebbero dare spiegazioni su quell’operazione speculativa illecita anche quei politici del Partito Democratico, che hanno inoltre continuato ad appoggiarla.
Ma dovrebbe incominciare a trovare spiegazioni anche il fatto, perfettamente documentato, che lo sviluppo di questa truffa speculativa immobiliare ed edilizia colossale è stato reso sinora possibile da decisioni di autorità amministrative e giudiziarie italiane, locali e centrali che avevano ed hanno l’obbligo giuridico di impedirla.
Questo genere di comportamento anomalo di pubblici ufficiali può infatti concretare le ipotesi di responsabilità che l’ordinamento giuridico italiano prevede con gli articoli 40 secondo comma e 479 del codice penale, e con l’art. 28 della Costituzione.
Sarebbe perciò opportuno che gli organi di Governo competenti provvedano alle verifiche doverose prima che la truffa del “porto vecchio” di Trieste diventi anche un caso internazionale.

Trieste | Porto Franco Nord.