Il Corriere di Trieste

TRIESTE, GLI STATI UNITI ED IL 4 LUGLIO

TRIESTE, GLI STATI UNITI ED IL 4 LUGLIO

Analisi di Paolo G. Parovel

TRIESTE, GLI STATI UNITI ED IL 4 LUGLIO

Trieste, 4 luglio 2026. – Come ogni anno, il 4 luglio gli Stati Uniti d’America celebreranno l’Independence Day, la festa nazionale della loro indipendenza che 250 anni fa ha mutato i destini del mondo.

È l’anniversario dell’atto di nascita degli U.S.A., la Dichiarazione unanime dei tredici Stati Uniti d’America – The unanimous Declaration of the thirteen united States of America, approvata dal Congresso Continentale il 4 luglio 1776 a Filadelfia, Pennsylvania.

Quell’atto fu il vero inizio della Rivoluzione Americana, la guerra d’indipendenza dalla Corona inglese, che si concluse dopo sette anni, nel 1783, con la vittoria definitiva dell’Esercito Continentale americano di George Washington sulle forze coloniali britanniche.

Il grande passo successivo fu quel monumento straordinario della democrazia liberale che è la Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Elaborata dalla Convenzione di Filadelfia nel 1787, venne promulgata nel 1788 ed è in vigore dal 4 marzo 1789, con 17 modifiche successive.

Otto anni dopo, nel 1797, George Washington apriva nella città e porto franco austriaca di Trieste il secondo consolato degli Stati Uniti in Europa.

Oggi gli USA includono 50 Stati federati ed il Distretto di Columbia (Washington D.C.), più i territori associati al Governo Federale: nei Caraibi lo stato Libero di Porto Rico, ed alcune isole dell’Oceano Pacifico le Samoa americane, le Isole Vergini americane le Marianne settentrionali e Guam.

Il ruolo internazionale degli USA.

Sui princìpi morali e politici di una Costituzione unica al mondo si è sviluppato anche il ruolo internazionale degli Stati Uniti d’America come difensore della democrazia liberale contro i totalitarismi.

Un ruolo che si è dimostrato necessario e decisivo per salvare l’Europa ed il mondo dalla dominazione del nazismo e dei suoi alleati, e poi dal comunismo sovietico.

Ma con la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti hanno dovuto affrontare anche le conseguenze dell’opportunismo dei Paesi occidentali che avevano lasciato crescere il regime di Hitler finché non era stato troppo tardi per fermarlo.

È un problema che si sta ripetendo con gli opportunismi di troppi Paesi occidentali verso i due nuovi totalitarismi più oppressivi e pericolosi mondo di oggi: il regime comunista della Cina ed il regime terrorista dell’Iran.

Le strategie dell’Amministrazione Trump.

L’Independence Day di quest’anno verrà celebrato dalla seconda Amministrazione Trump con la quale gli Stati Uniti stanno affrontando finalmente la minaccia globale di quei due nuovi totalitarismi, prima che sia troppo tardi.

La strategìa dell’Amministrazione Trump è fatta di accordi per risolvere le tensioni e le guerre che favoriscono Cina ed Iran, e nell’esercitare quando è necessario il potere di deterrenza e di intervento militare degli Stati Uniti.

Nel Medio Oriente è la strategia degli Accordi di Abramo e della guerra ai terroristi, condivisa dallo Stato di Israele che deve combattere per la sopravvivenza.

La prima Amministrazione Trump, con Mike Pompeo come Segretario di Stato, aveva avviato gli Accordi di Abramo e bloccato i con tagli di finanziamenti i terroristi anti-israeliani ed i nazionalisti ucraini.

Finanziamenti che poi l’Amministrazione Biden ha invece ripristinato, con risultati disastrosi.

Ma la concretezza ed i successi dell’impegno politico e strategico delle Amministrazioni Trump disturbano anche gli affari di troppi politici e Paesi occidentali opportunisti verso la Cina e verso il terrorismo medio-orientale.

Un’aggressione propagandistica senza precedenti.

Sono infatti quei politici e Paesi occidentali che hanno scatenato contro il Presidente Trump e contro Israele un’aggressione propagandistica che non ha precedenti.

Non era mai accaduto che un Presidente degli Stati Uniti venisse aggredito con campagne di disinformazione e diffamazione così intense e violente.

Non era mai accaduto che venisse alimentata contro un Presidente degli Stati Uniti una campagna di delegittimazione e di odio tale da causare continui tentativi di assassinarlo.

E non era mai accaduto che l’antisemitismo venisse diffuso senza vergogna in Occidente più che ai tempi del nazismo, e che si criminalizzasse Israele perché è costretto a difendersi.

Così come nessuno poteva immaginare che tanti Paesi europei avrebbero favorito ed alimentato una guerra tra Ucraina e Russia che va soltanto a vantaggio della Cina poiché isola la Russia dall’Occidente.

Quei Paesi europei non stanno infatti aiutando l’Ucraina, la stanno usando per prolungare da cinque anni nel proprio interesse un massacro di due altri popoli europei, quello russo e quello ucraino, e per mantenere gli ucraini sotto dittatura militare senza nuove elezioni.

E nessuno pensava che avrebbero sostenuto quella guerra anche con un fanatismo razzista così estremo ed assurdo da discriminare persino i grandi scrittori e musicisti russi del passato.

Sono gli stessi Paesi europei che ora accusano il Presidente Trump avere attaccato il regime terrorista iraniano senza motivi, né risultati.

Anche se sanno che quell’attacco era necessario perché il regime terrorista stava per costruirsi la sua prima bomba atomica entro qualche settimana. E l’attacco americano glielo ha impedito.

Dovrebbe essere quindi evidente che gli Stati Uniti d’America stanno difendendo di nuovo la libertà e la democrazia nel mondo anche contro gli opportunismi irresponsabili di troppi altri Paesi occidentali che alimentano anche l’anti-americanismo ideologico di sinistra e di destra.

Ed è anche evidente che su tutto questo si è creato in Europa un clima politico così totalitario che quasi nessuno ha più il coraggio di dire le verità scomode.

Mentre su quasi tutti i mass media europei ed italiani la propaganda e la disinformazione contro gli Stati Uniti (e contro Israele) continuano a crescere dimostrando un conformismo politico impressionante.

Un debito speciale di lealtà e verità.

Ma a Trieste abbiamo un legame ed un debito speciale di lealtà e verità verso i Governi degli Stati Uniti, come Amministratori primari dal 1947 del Free Territory of Trieste che è stato costituto dal Trattato di Pace della seconda guerra mondiale ed oggi confina con l’Italia e con la Slovenia (LINK).

Consentiteci dunque di augurare  da Trieste un buon Independence Day 2026 a tutte le persone di buona volontà, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, con alcune riflessioni storiche che possono essere utili per superare i pregiudizi anti-americani più assurdi e diffusi.

La rivoluzione della democrazia liberale.

Analisi di Silvia Verdoljak

Dagli inizi del Seicento i coloni europei che si insediavano nel Nordamerica erano persone, famiglie e comunità in fuga dall’Europa per sopravvivere ad oppressioni e persecuzioni politiche e religiose.

Al vertice dei valori di quegli uomini e di quelle donne c’erano perciò la ricerca e la pratica delle libertà, assieme alla fede in Dio.

Così, quando l’oppressione li raggiunse dall’Europa anche in quel loro nuovo mondo, si ribellarono con coraggio, tenacia e coerenza straordinari.

Le 13 colonie si ribellarono quando il sovrano inglese, al quale dovevano pagare tasse sempre più esose, decise anche di abolire i loro organi di rappresentanza politica.

Nel 1776 venne così approvata “with a firm reliance on the protection of Divine Providence” la Dichiarazione di Indipendenza che stabilì i princìpi della Rivoluzione Americana, combattuta sul campo sino alla vittoria del 1783.

Vi invitiamo a leggerli direttamente dal testo della Dichiarazione (LINK) e della la sua traduzione in italiano (LINK).

La Rivoluzione Americana fu uno scontro politico e militare coraggioso e durissimo con la Corona inglese, ma non si abbandonò ad eccessi e non ebbe deviazioni autoritarie.

I suoi protagonisti mantennero infatti una visone equilibrata della ribellione non come gesto fine a sé stesso, né come uno sfogo politico distruttivo, ma come lo strumento  necessario  per costruire uno Stato democratico e liberale fondato sul bene comune e sul riconoscimento del diritto di ogni persona a ricercare la felicità e di ribellarsi anche ad abusi del proprio stesso Governo.

Ed è questa costruzione di vera libertà e democrazia che venne concretata dal 1789 ad oggi con la Costituzione degli Stati Unti d’America.

Per comprendere alcune differenze fondamentali tra gli Stati Uniti e la vecchia Europa, di ieri e di oggi, è utile il confronto con il suo mito della Rivoluzione Francese di poco successiva (1789-1799).

Una rivoluzione che fu l’opposto di quella americana, perché i rivoluzionari francesi tentarono di cancellare la fede in Dio con culti politici e con la persecuzione degli ordini religiosi, dichiararono fuorilegge il re, assassinarono la famiglia reale e scatenarono massacri e violenze senza precedenti.

Con due risultati finali autoritari paradossali: la nomina di un Imperatore che scatenò le sue armate contro gli altri popoli di mezzo mondo, e poi la restaurazione della Monarchia abbattuta.

Il modello di democrazia e libertà sul quale sono invece nati 250 anni fa gli Stati Uniti d’America non era inoltre un traguardo, ma l’inizio di un impegno per un mondo migliore, e per un sistema politico equilibrato, capace di rinnovarsi riconoscendo e superando anche i propri difetti ed errori.

Un impegno che è responsabilità morale non solo dei Governi, ma anche di ogni persona e comunità che voglia il bene comune.

E non è una responsabilità da poco, dato che nel mondo di oggi le persone sottoposte a regime totalitari sono tra il 70 ed il 75% dell’umanità, cioè da 5,8 a 6 miliardi di esseri umani.

Quei regimi non sono inoltre avversari facili, dalla Cina comunista alle sedicenti teocrazie dell’Iran e dell’Afghanistan, sino alle dittature ordinarie.

E questo significa che la rivoluzione democratica liberale iniziata nel 1776 dagli Stati Uniti deve continuare, anche con la corretta informazione ed il coraggio individuale, in un mondo sempre più interconnesso, e “with a firm reliance on the protection of Divine Providence”.

Declaration of Independence 1819 by John Trumbull.

La firma della Dichiarazione d’Indipendenza in un dipinto del 1819.

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