IL VERO PROBLEMA DELLA QUESTIONE DI TRIESTE
Analisi di Paolo G. Parovel

Molti lettori ci chiedono da tempo di chiarire quale sia il problema principale della questione del Territorio Libero di Trieste.
Seguono infatti le nostre analisi dei suoi aspetti giuridici, politici, economici e strategici, e vorrebbero sapere quale sia quello prevalente.
La risposta è: nessuno. Perché il vero problema della questione del Territorio Libero di Trieste è un altro.
ll problema principale del Territorio Libero di Trieste è il fatto che la maggioranza dei suoi avversari e dei suoi sostenitori ne parla e scrive senza aver mai studiato seriamente la materia.
Le due parti si affrontano perciò come tifoserie politiche, condividendo addirittura gli stessi errori e pregiudizi storici e giuridici.
Errori e pregiudizi storici e giuridici che sono stati diffusi da chi ha approfittato della credulità di ambedue le parti per tentare di indirizzare l’intera discussione su un binario morto.
E quel binario morto è costituito da due convinzioni false principali: quella dei nazionalisti italiani che il Territorio Libero di Trieste non sia mai stato costituito ed appartenga all’Italia, e quella degli “indipendentisti” che credono perciò di doverlo costituire.
L’Ignoranza condivisa.
In realtà ambedue le parti condividono la stessa ignoranza del fatto che il Territorio Libero di Trieste è costituito e riconosciuto quale Stato sovrano indipendente dotato di Porto Franco internazionale dal 15 settembre 1947 per effetto immediato ed irrevocabile dell’entrata in vigore del Trattato di Pace multilaterale con l’Italia del 10 febbraio 1947.
Nessuna delle due parti sembra infatti avere letto o capito l’annuncio ufficiale che ne ha dato il suo primo Governo provvisorio con il suo Proclama n.1 del 15 settembre 1947 (LINK).
Il Governo italiano esercita perciò sul Territorio Libero di Trieste soltanto il sub-mandato di amministrazione civile provvisoria che gli è stato affidato fiduciariamente nel 1954 dai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito quali Amministratori civili e militari primari.
Sono quindi due errori fondamentali sia affermare il contrario, sia definire “indipendentisti” o separatisti i cittadini consapevoli di uno Stato che in realtà è già indipendente e governato come tale dal 1947 ad oggi (2026).
La trappola politico-ideologica.
Quei due errori fondamentali sono infatti una trappola politica ed ideologica costruita dopo il Trattato di Pace dalle false dottrine di due docenti universitari italiani ultranazionalisti, Manlio Udina ed Angelo E. Cammarata, e di loro seguaci e successori.
Dottrine false che sono state accreditate con il sistema antidemocratico di imporle come dogmi anche nell’insegnamelo universitario, condizionando così intere generazioni di studenti di giurisprudenza.
Ci troviamo così con intere generazioni di avvocati e di giudici che credono vere, anche in buona fede, quelle false dottrine e si rifiutano persino di verificarle.
L’esca politica della trappola.
Ma la trappola di quelle false dottrine contiene anche un’esca per i politici locali: offre loro la possibilità di ottenere rendite elettorali schierandosi pro o contro il Territorio Libero di Trieste senza fare la fatica di studiare seriamente la questione.
Si può dunque comprendere che vi abbiano aderito i nazionalisti italiani, ma occorre capire perché siano caduti nella trappola anche i presunti “indipendentisti”, che come tali avrebbero dovuto almeno studiare e conoscere bene la materia.
Ma il motivo è semplice quanto evidente: invece di far la fatica di studiare seriamente la questione di Trieste per risolverla, hanno preferito sfruttarla con slogan grossolani per tentare di procurarsi un po’ di voti e qualche seggio di minoranza nelle amministrazioni locali.
Dove in realtà non c’è nessun motivo per votarli ed eleggerli, perché le amministrazioni locali non hanno nessun potere in materia e sono interamente condizionate dai nazionalisti italiani.
Ci sono addirittura personaggi locali che per fare voti si inventano Governi provvisori autogestiti che diffondono tesi squalificanti e vendono finti documenti di cittadinanza facendoli credere approvati dall’ONU.
In questo modo violano paradossalmente, per ignoranza grossolana, lo stesso Trattato di Pace che invocano.
È la stessa ignoranza grossolana per cui continuano anche a sostenere falsamente, come i nazionalisti italiani, che il Porto Franco internazionale di Trieste è istituito dall’Allegato VIII del Trattato.
Questo è l’imbroglio che viene utilizzato dai nazionalisti italiani (di destra e di sinistra) per affermare falsamente che il Porto Franco internazionale abbia esistenza separata dalle norme che istituiscono il Territorio Libero.
Eppure basta leggere il Trattato per constatare che il Porto Franco internazionale è invece istituito dall’art. 34 dell’Allegato VI – Statuto Permanente del Territorio Libero di Trieste, eseguito dall’art. 2, quarto comma dell’Allegato VII che stabilisce il Regime Provvisorio di governo del Territorio Libero.
E basta leggere lo stesso Allegato VIII per constatare che è invece il regolamento di gestione del Porto Franco quale Ente di Stato (art. 2.1) del Territorio Libero di Trieste.
Il Porto Franco internazionale di Trieste non può avere perciò esistenza giuridica come porto di un altro Stato, qual è l’Italia.
Ognuno può dunque comprendere, a questo punto, che nessun miscuglio di ignoranza giuridica e di imbrogli politici può produrre effetti positivi concreti per Trieste.
ll problema degli effetti concreti.
Ma anche le manifestazioni di piazza che danno sfogo visibile al giusto sostegno popolare del Territorio Libero non possono ottenere nessun effetto concreto.
Per farle cessare è infatti sufficiente che le autorità italiane minaccino pubblicamente una parte dei manifestanti come è infatti accaduto nel 2013 ed attendano che gli altri si rassegnino all’illegalità e all’ingiustizia.
Mentre è ovvio che le lamentazioni senza azioni sensate non servono a nulla.
Le violazioni degli obblighi internazionali dell’Italia e del suo Governo verso il Territorio Libero di Trieste possono venire infatti bloccate soltanto con strategìe adeguate a livello giudiziario e politico-diplomatico.
E non sono violazioni da poco, perché riguardano i diritti civili e fiscali di tutti i cittadini, i residenti e le imprese del Territorio Libero di Trieste, ed i diritti economici di tutti gli Stati e delle loro imprese sul suo Porto Franco internazionale.
La svolta del 2013.
La svolta in questa direzione è iniziata perciò dal 2013 ad opera del Movimento Trieste Libera, che non partecipa ad elezioni e si dedica interamente alle azioni legali e politico-diplomatiche giuridicamente fondate che sono necessarie per risolvere concretamente la questione.
A questo scopo Trieste Libera ha avviato i primi studi indipendenti ed approfonditi della materia, e nel 2015 ha costituito un’Agenzia di rappresentanza che agisce come soggetto di diritto internazionale, la International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. (LINK).
La I.P.R. F.T.T., ha anche pubblicato in italiano ed inglese sul proprio sito la prima rassegna normativa completa della materia (LINK), ed un’analisi giuridica accurata delle false tesi nazionaliste sulla base di due scandalose sentenze amministrative del 2013 che le hanno riassunte (LINK).
Informazioni corrette accessibili a tutti.
Questo significa che le informazioni corrette, complete e documentate sulla questione del Territorio Libero di Trieste sono disponibili gratuitamente da tempo ad ogni persona di buona volontà e buona fede che desideri accertare la verità dei fatti e la fondatezza o meno delle proprie opinioni in materia.
Per questo motivo non hanno più giustificazioni né l’insistenza sulle false tesi nazionaliste, né i tentativi di sfruttamento politico ed elettorale pseudo-indipendentista della materia.
Il Territorio Libero attuale.
Così come non ha più giustificazione che i nazionalisti italiani ed alcuni pseudo-indipendentisti insistano a sfruttare la vecchia questione dell’ex “Zona B” per illudere ancora gli esuli istriani provenienti da quell’area.
Gli studi aggiornati pubblicati dalla I.P.R. F.T.T. hanno infatti confermato che si tratta di un problema chiuso definitivamente dal 1992 per effetto delle Risoluzioni vincolanti con cui l’Assemblea Generale ed il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno riconosciuto la Slovenia e la Croazia indipendenti nei loro confini attuali.
Per questo motivo il Territorio Libero di Trieste attuale (2026), che continua a venire sub-amministrato dal Governo italiano, confina pacificamente dal 1947 con l’Italia e dal 1992 con la Slovenia.
E gli unici strumenti utili e necessari per difenderlo sono quelli della verità, della legalità e della competenza garantiti sinora soltanto dall’impegno di lavoro tenace ed intenso di Trieste Libera e dalIa I.P.R. F.T.T.
Il Territorio Libero e le leggi italiane
Le analisi giuridiche della I.P.R. F.T.T. hanno reso evidente per la prima volta il fatto decisivo che le violazioni dello status giuridico del Territorio Libero di Trieste e del suo Porto Franco internazionale commesse da organi dell’amministrazione civile affidata al Governo italiano sono anche violazioni di obblighi internazionali riconosciuti dell’Italia che i suo ordinamento giuridico esegue con leggi che hanno perciò prevalenza pre-costituzionale e costituzionale sulle altre leggi italiane in vigore.
In sostanza, la pretesa politica di affermare la sovranità dell’Italia su Trieste dopo il Trattato di Pace del 1947 concreta un paradosso logico-giuridico insuperabile: quello di voler imporre un ordinamento giuridico violandolo.
Una doppia politica
Siamo perciò di fronte ad una politica doppia dello Stato e del Governo italiani.
Perché a livello legislativo hanno riconosciuto ed eseguito i loro obblighi internazionali, ma nell’esercizio concreto dell’amministrazione di Trieste li violano di prepotenza negando addirittura che esistano.
I poteri e doveri dei giudici italiani.
Questa situazione può e deve essere perciò risolta anche direttamente dai giudici italiani, con i poteri e doveri che assegna loro la stessa Costituzione italiana.
Hanno infatti la funzione e l’obbligo giuridico di conoscere ed applicare con imparzialità ed indipendenza le leggi anche nei confronti dei poteri politici.
E se i giudici italiani si rifiutano di farlo per motivi politici, le loro sentenze diventano le prove legali di diniego di giustizia che sono necessarie per aprire con successo contenziosi europei ed internazionali.
Per questo motivo la I.P.R. F.T.T., con il sostegno di un numero straordinario di cittadini, residenti ed imprese di Trieste, ha citato a giudizio il Governo amministratore italiano e suoi organi con tre cause civili perfettamente documentate.
Le tre cause chiedendo ai giudici italiani di accertare ed eseguire le leggi vigenti che riconoscono gli obblighi internazionali a favore di Trieste in materia di regime fiscale e di gestione del suo Porto Franco internazionale.
Anche i relativi atti di citazione sono pubblicati sul sito della I.P.R. F.T.T. (LINK), dove chiunque può leggerli per superare le disinformazioni ed i silenzi degli organi d’informazione che dipendono dai poteri politici locali.
Una direttiva politica illecita.
Sino ad oggi tutti i giudici italiani ai quali sono state assegnate quelle cause civili hanno seguito, in tutti e tre i gradi del giudizio, un’identica direttiva politica illecita come tale e scandalosamente antigiuridica.
Quella direttiva politica illecita emerge infatti identica in tutte le loro sentenze: rifiutare l’accertamento e l’esecuzione delle leggi in vigore dichiarando falsamente difetto assoluto di giurisdizione; dichiararle falsamente inesistenti senza averle accertate, e punire i ricorrenti condannandoli ingiustamente a pagare pesanti spese di giudizio.
Le prove internazionali definitive del rifiuto di giustizia.
Ma le sentenze di quei giudici italiani non sono una sconfitta per Trieste, né una vittoria della squallida ed inetta classe politica locale nazionalista.
Quelle sentenze sono divenute invece le prove definitive di un rifiuto politico gravissimo ed organizzato di riconoscere i diritti all’accertamento giudiziale, alla verità ed alla giustizia, che consente ora di alzare il livello della battaglia legale aprendo con successo i previsti contenziosi europei ed internazionali.
Una battaglia per il bene comune.
Occorre inoltre capire che questa battaglia legale non è affatto “anti-italiana” o diretta contro lo Stato italiano, né contro la Slovenia e la Croazia.
È una giusta battaglia diretta soltanto contro i clan politici italiani locali e nazionali che per violare i diritti di Trieste vìolano la stessa Costituzione della Repubblica Italiana.
E paralizzano così anche i vantaggi economici e strategici che qualsiasi Governo italiano potrebbe ottenere con un’amministrazione corretta, onesta ed intelligente degli speciali diritti economici, fiscali e finanziari che il Trattato di Pace assegna all’attuale Territorio Libero di Trieste ed al suo Porto Franco internazionale.
Quali sono dunque i veri nemici dello Stato italiano: i politici ed i giudici che violano le sue leggi per violare diritti, oppure i cittadini e le imprese che chiedono ai giudici il rispetto delle leggi e dei diritti violati?
Investire sui propri diritti speciali e per il diritto alla legalità.
Il Movimento Trieste Libera e la I.P.R. F.T.T. hanno fatto in pochi anni e con serietà, tenacia e competenza un lavoro volontario enorme di studio e di azione legale che nessuno aveva mai fatto e nemmeno tentato di fare nei decenni passati, hanno chiarito tutti gli equivoci sulla materia ed hanno ottenuto di far emergere il sistema di abuso politico dei diritti di Trieste e di tutti gli Stati.
Per alzare ora il livello della battaglia legale sarà necessario altro lavoro per i diritti ed il bene comune, con la stessa serietà, tenacia e competenza.
Tutte le persone di buona fede e buona volontà dovrebbero perciò prenderne atto e sentire il dovere solidale di sostenere moralmente quell’impegno di lavoro così straordinario.
E di sostenerlo, se possibile, anche con aiuti economici, poiché non si tratta di elargizioni a vuoto, ma di investimenti produttivi sia per chi vuole avvalersi dei diritti particolari del Territorio Libero di Trieste, sia per chi vuole sostenere i diritti fondamentali condivisi alla verità, alla giustizia ed alla legalità.

Grazie per l’inestimabile e qualificato lavoro