Il Corriere di Trieste

Trieste: il bluff dell’Autorità Portuale italiana mette a rischio gli investimenti

Analisi di Paolo G. Parovel

L’interesse degli investitori e delle imprese per il regime di Porto Franco internazionale e per i diritti fiscali e finanziari dell’attuale Free Territory of Trieste continua a crescere, perché la loro piena attuazione è un affare straordinario per tutti. In pratica, significa attivare la Singapore d’Europa, e chi vi si insedia per primo ne avrà i maggiori vantaggi.

Il Free Territory of Trieste ha infatti diritti portuali, fiscali e finanziari che non sono soggetti alle limitazioni dell’Unione Europea, e l’unico porto franco del mondo in cui tutti gli Stati e le loro imprese hanno diritto a sbarcare, imbarcare, depositare, commerciare e lavorare le loro merci, senza discriminazioni (LINK).

Il Porto Franco di Trieste, creato dall’Austria nel 1719 è stato internazionalizzato dal Trattato di Pace con l’Italia del 1947 che ha costituito il Free Territory quale nuovo Stato sovrano. Le sue funzioni per l’economia internazionale, che erano rimaste limitate dalla guerra fredda e dalla crisi jugoslava, sono divenute ora attuali e strategiche.

Ma per gli investimenti è necessaria la certezza del diritto: a Trieste gli investitori e le imprese devono avere la garanzia che le autorizzazioni ottenute dalle autorità amministrative del Free Territory e del suo Porto Franco internazionale siano conformi agli strumenti giuridici speciali che regolano la materia.

L’amministrazione provvisoria civile dell’attuale Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale è sub-affidata alla responsabilità del Governo italiano dai Governi degli Stati Uniti d’America e del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, quali amministratori primari per conto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (LINK).

Il Governo italiano amministratore deve perciò garantire agli investitori, alle imprese, ai due Governi amministratori primari, a tutti gli Stati ed alla Comunità internazionale la correttezza giuridica delle autorizzazioni rilasciate agli operatori economici che desiderano operare nel Free Territory of Trieste e nel suo Porto Franco internazionale.

Il problema della certezza del diritto

Il problema è che il Governo italiano amministratore non garantisce agli investitori ed alle imprese la certezza del diritto, perché non ha ancora regolarizzato né la gestione del Porto Franco internazionale, né il regime finanziario e fiscale generale del Free Territory, al quale impone invece illegalmente le tasse eccessive dello Stato italiano.

Queste due gravi irregolarità amministrative soffocano l’economia del Free Territory, impediscono agli investitori ed alle imprese di utilizzare i suoi straordinari vantaggi fiscali e finanziari, compromettono lo sviluppo del Porto Franco internazionale e violano i diritti di tutti gli Stati e delle loro imprese su di esso.

Per questi motivi, inoltre, la legittimità delle autorizzazioni che le autorità amministratrici italiane rilasciano alle imprese per operare nel Porto Franco internazionale di Trieste può venire contestata in qualsiasi momento da imprese concorrenti o da altri soggetti ostili.

Tutti gli investitori, le imprese e gli Stati che hanno diritto ed interesse ad utilizzare i vantaggi economici straordinari del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale hanno perciò anche diritto a chiedere ed ottenere che il Governo italiano amministratore regolarizzi rapidamente la situazione.

Che cosa occorre per regolarizzare la situazione

Per ottenere l’applicazione corretta del regime fiscale generale di Trieste e di quello del suo Porto Franco, la International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. ha citato in giudizio il Governo italiano, il suo Ministero dell’Economia e delle Finanze, le sue Agenzie fiscali (Entrate, Demanio, Dogane e Monopoli) e l’ente previdenziale pubblico INPS (LINK).

Alla causa hanno già aderito oltre 400 cittadini ed imprese, oltre al Movimento Trieste Libera che è il depositario di oltre 20.000 firme per l’attuazione di questi diritti (LINK). La causa dovrebbe concludersi tra luglio e settembre 2018 ed è aperta alle ulteriori adesioni di cittadini, imprese ed organizzazioni del Free Territory of Trieste e di altri Paesi.

Per garantire la legittimità delle autorizzazioni ad operare nel Porto Franco internazionale è invece necessario e sufficiente che il Governo italiano modifichi il proprio decreto del 13 luglio 2017 sulla gestione amministrativa dei punti franchi (LINK).

La modifica del decreto deve correggere le norme illegittime, e le nuove norme devono confermare le autorizzazioni già esistenti. È un atto molto semplice, che dipende soltanto dalla volontà del Governo italiano amministratore e può essere perciò ottenuto rapidamente.

Il bluff degli organi locali dell’amministrazione provvisoria

Le violazioni del regime fiscale e di Porto Franco del Free Territory of Trieste alimentano da decenni un sistema di corruzione locale che ha perciò interesse a perpetuarle con ogni mezzo, condiziona politici, mass media e funzionari dell’amministrazione provvisoria italiana e nasconde la situazione con un’intensa attività disinformativa.

Ma il bluff disinformativo di un sistema di corruzione locale non può fermare gli Stati, gli investitori e le imprese che hanno diritto ed interesse ad operare nel Free Territory e nel suo Porto Franco internazionale, e non fermerà i loro contenziosi nei confronti del Governo italiano amministratore.

I tempi ed i rischi per gli investimenti

Il problema della corretta applicazione del regime fiscale e finanziario del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale non pone rischi per gli investitori e per le imprese interessati, poiché è ancora affidato alla causa civile azionata dalla I.P.R. F.T.T.

Gli investimenti e gli insediamenti di imprese potranno perciò avvenire soltanto dopo la definizione giudiziaria o negoziale del contenzioso, che può essere accelerata dalla pressione degli Stati e degli operatori economici interessati (LINK).

Sono invece a rischio gli investimenti e gli insediamenti di imprese che vengano effettuati nel Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste con autorizzazioni rilasciate delle autorità amministrative italiane prima che il Governo italiano abbia corretto il decreto 13 luglio 2017 sulla gestione amministrativa dei punti franchi.

Il rischio è determinato dal fatto che l’amministrazione italiana ha affidato la gestione del Porto Franco internazionale di Trieste ad un funzionario italiano quale Presidente di una Autorità Portuale italiana (“Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale”), e lo ha autorizzato anche a spostare uno dei due punti franchi permanenti, il Porto Franco Nord, detto anche “porto vecchio”.

Questi provvedimenti sono illegittimi, perché violano le norme del regime giuridico del Porto Franco internazionale del Free Territory Trieste, che non consentono l’eliminazione o lo spostamento dei punti franchi permanenti ed impongono di affidare la gestione del Porto Franco ad un “Direttore del Porto Franco”, che non può essere cittadino italiano o degli Stati successori dell’ex Jugoslavia (Trattato di Pace con l’Italia, Allegato VIII, artt. 2, 3, 18).

La violazione di quelle norme rende illegittimi tutti gli atti di gestione del Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste che vengono emessi dall’Autorità Portuale italiana di Trieste, inclusi gli spostamenti del Porto Franco Nord e le autorizzazioni alle imprese.

Il bluff dell’Autorità Portuale di Trieste

La Presidente dell’Autorità Portuale di Trieste in carica dal gennaio 2011 aveva tentato di ripristinare la legalità per sviluppare correttamente il Porto Franco internazionale sino al febbraio 2015, quando è stata sostituita con un funzionario che sostiene invece il bluff disinformativo del sistema di corruzione locale sopra descritto.

Ma il bluff del Presidente dell’Autorità Portuale danneggia direttamente gli investitori e le imprese, perché nasconde loro il fatto concreto che le autorizzazioni ad operare nel Porto Franco internazionale rilasciate nell’attuale situazione di irregolarità amministrativa sono illegittime, e perciò contestabili.

I due livelli di rischio delle autorizzazioni illegittime

Le autorizzazioni illegittime rilasciate dall’Autorità Portuale italiana di Trieste concretano per gli investitori e per le imprese due diversi livelli di rischio, che possono venire superati con due diversi generi di provvedimenti dell’amministrazione provvisoria italiana.

Le autorizzazioni che risultano illegittime perché rilasciate da un’Autorità Portuale italiana invece che dal Direttore del Porto Franco potranno venire sostituite con una semplice modifica di alcune norme del recente decreto del Governo italiano sulla gestione amministrativa dei punti franchi.

La modifica del decreto non è invece sufficiente per sanare le eventuali autorizzazioni rilasciate per operare in un punto franco che sia stato istituito con lo spostamento illegittimo del regime di punto franco permanente del Porto Franco Nord.

Per sanare questo tipo di autorizzazioni sarà necessario che l’autorità amministrativa competente sostituisca il decreto di spostamento illegittimo con un decreto che istituisce ex novo un punto franco in quell’area, e provveda con decreti successivi a rilasciare alle imprese nuove autorizzazioni per operare nel punto franco così regolarmente costituito.

Sino alla nomina del Direttore del Porto Franco, l’autorità amministrativa competente è l’attuale Commissario del Governo nella Regione Friuli Venezia Giulia, quale incaricato dell’esercizio di questa parte dei poteri del Commissario Generale del Governo italiano nel Territorio di Trieste fiduciariamente amministrato.

Per far comprendere la rilevanza dei problemi giuridici creati dal tentativo di “spostamento” illegittimo del regime internazionale permanente del Porto Franco Nord “ad altre aree” è necessario spiegare quali siano le origini e la natura reali dell’operazione.

La frode dello spostamentoillegittimo

Il tentativo di “spostare ad altre aree” il regime internazionale di punto franco dal Porto Franco Nord è stato propagandato per anni da politici, intellettuali e mass media italiani in buona o mala fede come se fosse il recupero urbano legittimo, necessario e vantaggioso di un’area portuale divenuta obsoleta.

La verità è l’esatto contrario: l’area portuale è strategica e non obsoleta, per creare nuovi punti franchi non è necessario spostare quelli esistenti, lo spostamento è illegittimo e danneggerebbe gravemente sia il Porto Franco internazionale, sia l’economia di Trieste.

L’operazione di “spostamento” è infatti una gigantesca frode organizzata dal sistema di corruzione locale a danno dell’intero patrimonio immobiliare pubblico e privato del Free Territory amministrato.

Per prima cosa è necessario sapere che il Porto Franco internazionale di Trieste è formato da due punti franchi maggiori, Nord e Sud (detti anche “porto vecchio” e “porto nuovo” perché costruiti rispettivamente nel 1883 e nel 1910), più alcuni punti franchi minori. Il suo regime giuridico non consente di ridurre o di spostare i due punti franchi maggiori, ma soltanto di ampliarli. Consente invece di istituire nuovi punti franchi in altre aree entro i confini del Free Territory.

Ambedue i punti franchi maggiori sono aree perfettamente funzionali del Porto Franco internazionale, fornite di moli, banchine, dighe, magazzini, piazzali, grandi scali ferroviari, sono collegati tra loro dalla rete stradale e da una galleria ferroviaria, possono essere ampliati con nuovi moli e piattaforme logistiche su fondali da 14 sino a 20 metri, e sono serviti da un’apposita Zona Industriale.

Il centro urbano di Trieste non ha inoltre alcun bisogno di estendersi occupando aree del Porto Franco Nord, perché la città è in regresso economico e demografico, ha oltre 15.000 appartamenti, case e vani commerciali vuoti e questo surplus deprime fortemente il mercato immobiliare locale.

Contemporaneamente all’operazione illegittima sul Porto Franco Nord, il mercato delle aree ed edifici ad uso produttivo è stato inflazionato con la liquidazione dell’EZIT – Ente per la Zona industriale di Trieste, ottenuta imponendogli illegalmente enormi tasse italiane non dovute.

A questo punto l’immissione di 70 ettari di aree ed edifici tolti al Porto Franco Nord sul mercato immobiliare locale già depresso lo farebbe crollare, con effetti devastanti sui mutui e sui patrimoni delle imprese, dei cittadini e delle famiglie.

Il collasso del mercato immobiliare locale consegnerebbe letteralmente Trieste al saccheggio da parte di speculatori legali ed illegali pronti ad acquistare a prezzo fallimentare il maggior numero di case e terreni pubblici e privati.

Il valore delle aree produttive così acquistate con destinazioni d’uso normali verrebbe poi centuplicato spostandovi il regime di punto franco tolto illegalmente al Porto Franco Nord.

Breve storia della frode

Quest’operazione è iniziata negli anni ’90 riducendo gradualmente le attività economiche portuali, le manutenzioni e gli investimenti strutturali del Porto Franco Nord per sostenere falsamente, con propagande crescenti, che non fosse più utilizzabile per gli usi portuali e dovesse venire perciò “riconvertito” ad usi urbani.

A questo scopo il sistema di corruzione locale ha ignorato e censurato sistematicamente tutte le informazioni contrarie, inclusi gli interrogativi antimafia (LINK), ha sabotato tutte le iniziative e le gare di concessione che avevano lo scopo di rilanciare l’attività del Porto Franco Nord, ed ha ottenuto dal Tribunale di Trieste una scandalosa archiviazione senza indagini delle denunce penali presentate per tali fatti (LINK).

Queste coperture hanno consentito a due politici locali del PD, Francesco Russo ed Ettore Rosato, di ingannare nel dicembre 2014 il Parlamento italiano facendogli approvare senza averne giurisdizione lo spostamento illegittimo del regime di punto franco dal “porto vecchio”, per sdemanializzarne aree ed edifici e cederli al Comune di Trieste con l’incarico di venderle e di versare il ricavato all’Autorità Portuale italiana (LINK).

Il conflitto normativo che rende ineseguibile l’operazione così avviata è stato reso ora evidente dall’art.1. comma 66 della legge italiana n. 205/2017, ma l’Autorità Portuale, il Comune di Trieste ed i politici e media locali insistono assurdamente a nascondere questo problema giuridico agli investitori, alle imprese ed all’opinione pubblica.

Conclusioni

La pubblicazione di quest’analisi ha lo scopo di favorire gli investimenti e l’insediamento delle imprese, di tutti gli Stati, che hanno diritto ed interesse ad utilizzare, possibilmente per primi, gli straordinari vantaggi del regime fiscale e finanziario dell’attuale Free Territory of Trieste, sub-affidato all’amministrazione civile provvisoria del Governo italiano dai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito quali amministratori primari per conto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Il nostro ruolo è fornire agli investitori, alle imprese, alle diplomazie degli Stati interessati, ed allo stesso Governo amministratore provvisorio, le informazioni corrette ed accurate che sono necessarie per ottenere in questa materia il ripristino della certezza del diritto e per sgomberare il terreno sia dalle informazioni false, sia dalle interferenze e dagli altri ostacoli minori che abbiamo indicato.

Noi siamo infatti convinti che la pressione dei nuovi interessi strategici ed economici favorevoli al pieno sviluppo delle funzioni internazionali dell’attuale Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco, a vantaggio di tutte le parti coinvolte, sia ormai inarrestabile.

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2 pensieri su “Trieste: il bluff dell’Autorità Portuale italiana mette a rischio gli investimenti

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