Il Corriere di Trieste

Il problema degli investimenti della Cina nel Porto di Trieste

Analisi di Paolo G. Parovel

Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità Portuale di Trieste, con il vicepresidente di China Communications Construction Company Ltd, Ziyu Sun

Alcuni dei principali investitori di Stato della Repubblica Popolare cinese stanno trattando l’acquisto parziale o totale di società private italiane che operano nel Porto Franco internazionale di Trieste, alle quali l’Autorità Portuale ha già dato od è disposta a dare in concessione per 30-90 anni tutte le aree principali di porto franco.

Gli investitori cinesi sono pronti anche ad acquistare, direttamente o indirettamente, aree del Porto Franco Nord dal Comune di Trieste, che sta trattando con l’Autorità Portuale nuove concessioni.

Gli investimenti di Stato cinesi a Trieste erano stati preannunciati in agosto dal Sottosegretario allo sviluppo economico del Governo italiano Michele Geraci, e vengono appoggiati apertamente dal Presidente dell’Autorità Portuale, Zeno D’Agostino, e dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.

Con questi investimenti, favoriti dalle autorità locali e dal Governo italiano, la Cina otterrebbe il controllo praticamente totale del Porto Franco internazionale di Trieste e di tutti i suoi vantaggi speciali, per trasformarlo nella propria base principale di penetrazione economica e strategica in Europa, bypassando tutte le difese politiche occidentali senza ostacoli apparenti.

I partner locali stanno accelerando le cessioni principali per tentare di concluderle già tra dicembre 2018 e gennaio 2019, mentre il Sindaco Dipiazza se ne vanta sui media ed il Presidente dell’Autorità Portuale D’Agostino rilascia dichiarazioni pubbliche di apertura alla Cina e di ostilità verso gli Stati Uniti. Perché stanno tutti nascondendo agli investitori cinesi che esiste un problema ostativo insuperabile.

Il problema è che queste operazioni sarebbero legittime per la legge italiana in un porto italiano, ma non sono consentite dal regime giuridico del Porto Franco internazionale di Trieste, che non è un porto italiano, né dell’Unione Europea, ed è sub-affidato fiduciariamente all’amministrazione del Governo italiano dai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito come amministratori primari per conto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il regime giuridico del Porto Franco internazionale di Trieste lo pone infatti al servizio delle merci di tutti gli Stati senza discriminazioni, e vieta perciò la formazione di aree portuali poste sotto il controllo esclusivo di qualsiasi Stato.

Lo status giuridico internazionale del Porto di Trieste

Il Porto di Trieste ha importanza strategica straordinaria per i traffici tra Suez, il Mediterraneo, l’Europa centro-orientale e la nuova rotta artica per due motivi: la sua posizione al termine dell’Adriatico su fondali da 18-20 metri, ed il suo status giuridico di Porto Franco internazionale, unico al mondo.

Nel Porto Franco internazionale di Trieste si possono infatti sbarcare, imbarcare, depositare e lavorare le merci di tutti gli Stati senza tasse (si pagano solo i servizi), senza discriminazioni, senza aree portuali poste sotto il controllo di un unico Stato e con diritto di libero di transito delle merci attraverso gli altri Stati europei.

Il Porto Franco internazionale di Trieste è previsto dalla Risoluzione S/RES/16(1947) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ed è costituito quale ente di Stato (State corporation) dell’attuale Free Territory of Trieste dal vigente Trattato di Pace multilaterale tra le Potenze Alleate ed Associate e l’Italia firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.

Il Trattato di Pace istituisce il Porto Franco internazionale di Trieste con l’art 34 del suo Allegato VI – Statuto Permanente del Free Territory of Trieste, secondo le norme dell’Allegato VIII – Strumento per il Porto Franco di Trieste, che ne affidano la gestione ad un Direttore del Porto Franco (art. 18) sotto la vigilanza di una Commissione Internazionale del Porto Franco (art. 21).

Il Direttore del Porto Franco non dev’essere cittadino dell’Italia o dell’ex-Jugoslavia, e gli Stati che hanno diritto a formare la Commissione Internazionale sono: Free Territory of Trieste, Stati Uniti d’America, Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, Francia, Russia, Ucraina ed altri Stati successori dell’URSS, Svizzera, Cechia, Slovacchia, Austria, Ungheria, Polonia, Slovenia, Croazia ed altri Stati successori della Jugoslavia, Italia.

Svizzera, Cechia, Slovacchia, Austria ed Ungheria hanno inoltre il diritto di utilizzare Trieste come porto di armamento per le loro navi commerciali, con propri registri di bandiera nel Free Territory (Trattato di Pace, Allegato VI, art. 33).

Il Porto Franco internazionale è proprietario delle sue aree principali (Porto Franco Nord, detto “porto vecchio” e Porto Franco Sud, detto “porto nuovo”, Punto Franco Scalo Legnami, Punto Franco Oli Minerali) mentre le aree rimanenti sono di proprietà del Demanio di Stato del Free Territory of Trieste (settore Demanio Marittimo).

Il Free Territory of Trieste, che confina dal 1947 con l’Italia e dal 1992 con la Slovenia, è costituito dal 15 settembre 1947 nel Regime Provvisorio di governo stabilito dal Trattato di Pace con l’Allegato VII, che con l’art. 2 quarto comma dà esecuzione alle norme compatibili dello Statuto Permanente (Allegato VI).

L’Allegato VII – Strumento per il Regime Provvisorio del Free Territory of Trieste istituisce un regime fiduciario speciale delle Nazioni Unite controllato direttamente dal Consiglio di Sicurezza, e con l’art. 1 affida l’amministrazione provvisoria dell’attuale Free Territory ai Governi degli Stati Uniti e del Regno Unito.

Dal 1954 i due Governi amministratori primari hanno delegato alla NATO la difesa militare dell’attuale Free Territory of Trieste, e sub-affidato fiduciariamente la sua amministrazione civile provvisoria al Governo italiano, che la esercita tuttora (2018) a tale stesso titolo utilizzando organi e funzionari della Repubblica Italiana.

Il Trattato di Pace con l’Italia del 10 febbraio 1947 ed il Memorandum d’intesa del 1954 che conferisce il sub-mandato fiduciario di amministrazione civile provvisoria al Governo italiano sono infatti in vigore sia nel diritto internazionale (U.S. Department of State – Treaties in force on 1st January 2018) sia nell’ordinamento italiano (LINK).

Il sub-mandato fiduciario obbliga il Governo italiano a mantenere il Porto Franco internazionale di Trieste in conformità (general accordance) con gli articoli da 1 a 20 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace, che riguardano le competenze del Governo amministratore, mentre gli articoli rimanenti, da 21 a 24, riguardano adempimenti internazionali.

La nomina del Direttore del Porto Franco (art.18) è perciò un obbligo giuridico del Governo italiano, mentre la convocazione della Commissione Internazionale rimane diritto di ogni suo Stato membro, ma può essere anche chiesta da qualsiasi Stato interessato ad utilizzare il Porto Franco internazionale di Trieste in condizioni di parità.

La guerra fredda e poi la crisi jugoslava hanno bloccato per decenni lo sviluppo della funzione strategica del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale, che è resa ora possibile dai nuovi equilibri strategici euro-atlantici, e necessaria per la stabilizzazione economica, e quindi politica, dell’Europa centro-orientale.

In particolare, il Free Territory of Trieste ed il suo Porto Franco internazionale sono divenuti strategici per il consolidamento delle intese politico-economiche della Three Seas Initiative già avviate fra Austria, Ungheria, Croazia, Slovenia, Cechia, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania (LINK).

Ma lo sviluppo equilibrato del ruolo strategico del Porto Franco internazionale di Trieste è ostacolato da ambiguità ed inadempienze della sub-amministrazione fiduciaria italiana che pongono a rischio tutte le imprese e gli investitori interessati, inclusi quelli della Cina (LINK)

Le ambiguità ed inadempienze dell’amministrazione italiana

L’ostacolo principale è causato dal fatto che il Governo italiano sub-amministratore non ha ancora affidato il Porto Franco internazionale di Trieste al legittimo Direttore del Porto Franco, e lo affida illegittimamente ad un’Autorità Portuale italiana che lo gestisce come se fosse uno dei porti dello Stato italiano.

L’Autorità Portuale italiana illegittima utilizza inoltre questa simulazione per ostacolare l’uso internazionale del Porto Franco assegnando le sue aree ad alcune imprese italiane con concessioni a lungo termine secondo diritto italiano (sino a 99 anni), e per consentire un’enorme speculazione illegale sulle aree del Porto Franco Nord.

La speculazione illegale sul Porto Franco Nord è organizzata da un sistema locale di corruzione che a questo scopo ha sostituito nel 2015 l’allora Presidente dell’Autorità Portuale Monassi, contraria, con l’attuale Presidente Zeno D’Agostino, favorevole (la vendita di quelle aree è attualmente bloccata dalla International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. con un’azione legale, LINK).

Questa situazione di illegittimità nella gestione italiana del Porto Franco internazionale di Trieste determina situazioni di pericolo intollerabili sia per le imprese e gli investitori, sia per gli equilibri strategici euroatlantici.

Il pericolo per gli investitori e le imprese

La gestione illegittima del Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste da parte del Governo italiano sub-amministratore priva le imprese e gli investitori della certezza del diritto e li costringe ad accettare rischi nascosti gravissimi.

Le concessioni e gli altri contratti stipulati nel Porto Franco internazionale di Trieste in violazione del suo stesso regime giuridico di diritto internazionale sono infatti giuridicamente nulle sotto ogni profilo, e la loro validità può essere contestata ufficialmente in qualsiasi momento da qualsiasi soggetto interessato.

Per sanare la nullità di quelle concessioni e degli altri contratti è necessario adeguarli al regime giuridico reale del Porto Franco internazionale di Trieste con nuovi atti dell’autorità legittima, che è il Direttore del Porto Franco, e questo non è possibile finché il Governo amministratore non lo nomina.

Questo significa che, sino a quel momento, le quote delle società titolari delle concessioni o degli altri contratti illegittimi non hanno il valore apparente, e che il loro acquisto è comunque un azzardo assoluto.

Le trattative per vendere agli investitori di Stato cinesi la totalità o la maggioranza delle quote di quelle società dovrebbero dunque finire nel nulla, od in partecipazioni molto più prudenti e limitate.

Gli organi dell’amministrazione italiana che hanno nascosto agli investitori ed alle imprese lo status giuridico del Porto Franco internazionale di Trieste possono essere inoltre citati in giudizio per il risarcimento dei danni.

Il pericolo strategico

Ma quelle trattative con la Cina rendono evidente che le illegittimità nella gestione italiana del Porto Franco internazionale di Trieste hanno creato anche una situazione di pericolo strategico per tutta l’area NATO.

L’applicazione illegittima delle norme portuali italiane consente infatti a qualsiasi Stato di ottenere il controllo illegale del Porto Franco internazionale del Free Territory of Trieste con il semplice acquisto di quote delle società concessionarie, per trasformarlo nella propria base di penetrazione strategica in Europa violando i diritti di tutti gli altri Stati.

Conclusioni

La cessazione di ambedue le situazioni di pericolo, finanziaria e strategica, è divenuta interesse comune ed urgente delle imprese e degli Stati interessati. Ma per ottenerla è necessario che il Governo italiano sub-amministratore nomini il legittimo Direttore del Porto Franco internazionale di Trieste al posto dell’Autorità Portuale italiana illegittima, e che uno o più Stati convochino la Commissione internazionale di controllo istituita dagli artt. 21, 22 e 23 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace.

Nel frattempo, tutti gli organi dell’amministrazione provvisoria italiana del Free Territory of Trieste hanno il dovere di fornire agli investitori ed alle imprese informazioni corrette e complete sullo status giuridico del suo Porto Franco internazionale.

Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, propone alla Cina il Porto Franco Nord.

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