Il Corriere di Trieste

Trieste, il suo Porto Franco internazionale e la Corte di Giustizia dell’Unione Europea

Trieste and the other States of the Three Seas Initiative

Analisi di Paolo G. Parovel

 

Trieste, 22 luglio 2023. – La International Provisional Representative of the Free Territory of Trieste – I.P.R. F.T.T. ha attivato fra il 30 giugno ed il 14 luglio le prime procedure di intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nelle cause in corso su gravi violazioni dell’amministrazione civile provvisoria di Trieste e del suo Porto Franco internazionale che è affidata fiduciariamente dal 1954 al Governo italiano.

 

La I.P.R. F.T.T. è un’Agenzia di rappresentanza creata nel 2015 per difendere i diritti dei cittadini e delle imprese di Trieste e di altri Stati (LINK). Le cause azionate riguardano principalmente violazioni del regime fiscale generale dell’attuale Free Territory of Trieste (LINK), dei limiti di applicazione dell’IVA al Free Territory (LINK) e degli obblighi di gestione del suo Porto Franco internazionale (LINK).

 

L’attivazione delle competenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea è una svolta decisiva nella battaglia legale per il rispetto della sovranità dell’attuale Free Territory of Trieste e delle funzioni del suo Porto Franco internazionale nell’interesse di tutte le parti coinvolte, ed in particolare per lo sviluppo e la stabilizzazione dell’intera regione europea della Three Seas Initiative e dei Balcani Occidentali.

 
Per il rispetto della sovranità e dei confini in Europa.
 

La questione di Trieste, infatti, non riguarda movimenti indipendentisti o separatisti. Riguarda il rispetto della sovranità e dei confini degli Stati europei costituiti dai Trattati di Pace dopo la seconda guerra mondiale, delle apposite Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e della libertà dei traffici internazionali.

 

L’attuale Free Territory of Trieste è un piccolo Stato sovrano europeo neutrale costituito dal vigente Trattato di Pace con l’Italia del 10 febbraio 1947 e dotato di un Porto Franco internazionale al servizio delle navi e delle merci di tutti gli Stati, senza discriminazioni. Confina dal 1947 con l’Italia e dal 1992 con la Slovenia.

 

Il Free Territory of Trieste è posto sotto la tutela diretta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dalla Risoluzione 16 (1947) ed è governato tuttora con uno speciale Regime Provvisorio regolato dall’art.21 n. 3 e dall’Allegato VII dello stesso Trattato di Pace. Non ha debito pubblico, né rivendicazioni territoriali.

 

Il Regime Provvisorio di governo dell’attuale Free Territory of Trieste non ha data di scadenza e dà applicazione diretta (Allegato VII, art. 2, quattro comma) dal 15 settembre 1947 anche a tutte le norme compatibili dell’Allegato VI – Statuto Permanente del Free Territory of Trieste, incluse quelle che costituiscono e regolano il suo Porto Franco internazionale.

 

Dal 15 settembre 1947 il Regime Provvisorio dell’attuale Free Territory è affidato, per conto del Consiglio di Sicurezza, ai Governi degli USA e del Regno Unito, che dal 1954 hanno sub-affidato fiduciariamente la sua amministrazione civile provvisoria, inclusa la giurisdizione, alla responsabilità del Governo – non dello Stato – italiano con un Memorandum d’Intesa. La difesa militare del Free Territory è stata invece affidata alla NATO.

 

Il Governo italiano ha continuato ad esercitare l’amministrazione civile provvisoria dell’attuale Free Territory of Trieste a quello stesso titolo sino ad oggi (2023) utilizzando organi e funzionari della Repubblica Italiana.

 

Il Porto Franco internazionale è costituito dal Trattato di Pace (Allegato VI art. 34. Allegato VII art. 2 quarto comma, Allegato VIII) quale ente di Stato (State corporation) del Free Territory of Trieste, e la sua corretta gestione è inclusa tra gli obblighi del sub-mandato di amministrazione civile provvisoria che il Governo italiano esercita dal 1954.

 

Il regime speciale del Porto Franco internazionale di Trieste consente l’imbarco, lo sbarco, il deposito, il commercio e la lavorazione delle merci di tutti i Paesi in esenzione fiscale, con il pagamento dei soli servizi forniti dal porto e con piena libertà di transito attraverso gli altri Stati, sotto il controllo del Governo del Free Territory e di una Commissione Internazionale.

 

La posizione geografica del Free Territory of Trieste rende inoltre evidente che la corretta gestione del suo Porto Franco internazionale è uno strumento strategico di straordinario valore per lo sviluppo economico e logistico equilibrato della Three Seas Initiative e per il suo allargamento a tutti i paesi dei Balcani Occidentali.

 

L’ordinamento giuridico italiano vigente riconosce ed esegue interamente sia il Trattato di Pace del 1947 (DLgsCPS 1430/1947, L.3054/1952) sia il sub-mandato fiduciariamente affidato alla responsabilità del Governo italiano per l’amministrazione civile provvisoria dell’attuale Free Territory Trieste (DPR 27.10.1954, s.n.). Lo stesso Governo italiano ha riconosciuto il sub-mandato anche con propri atti normativi recenti (LINK).

 

Per lo studio aggiornato della materia si può consultare la rassegna normativa sistematica pubblicata in italiano (LINK) ed in inglese (LINK) dalla I.P.R. F.T.T. Law Commission.

 

Tutte le questioni riguardanti la corretta amministrazione provvisoria di Trieste e del suo Porto Franco internazionale possono perciò venire risolte con gli strumenti normali del diritto e del negoziato, a vantaggio dell’intera Comunità internazionale e senza danni per nessuno.

 
Origine del contenzioso: un sistema di significant corruption.
 

Il contenzioso è causato dal fatto che gli organi ed i funzionari italiani incaricati dell’amministrazione provvisoria vìolano apertamente il mandato e le stesse leggi italiane per simulare che Trieste ed il suo Porto Franco internazionale appartengano invece allo Stato italiano, ed a questo scopo affermano falsamente che il Free Territory of Trieste “non esiste e non è mai esistito”.

 

L’apparato dell’amministrazione provvisoria è infatti controllato da fazioni politiche italiane che impongono l’applicazione illegale di false tesi nazionaliste sviluppate in Italia dopo il 1947 per negare la validità del Trattato di Pace e l’esistenza del Free Territory of Trieste.

 

Il fatto che quelle tesi siano interamente costruite su false interpretazioni politiche grossolane dei trattati e del diritto internazionale non ha impedito che venissero diffuse per decenni in Italia ed all’estero con campagne di propaganda e disinformazione organizzate a questo scopo.

 

L’apparato di amministrazione provvisoria italiano si è trasformato così in un sistema di corruzione pubblica poiché viola le leggi ed i diritti che ha il dovere giuridico di far rispettare. E ve ne sono tutte le prove.

 

Si vedano, ad esempio, le frodi colossali in corso a Trieste dal 2016 sull’area del Porto Franco Nord (detto anche “porto vecchio”) con la complicità attiva o passiva di tutte le autorità amministrative e giudiziarie locali che hanno l’obbligo giuridico di impedirle (LINK).

 

I comportamenti di quegli organi e funzionari dell’amministrazione provvisoria italiana sono eversivi del diritto internazionale, dell’ordinamento costituzionale italiano, dell’ordinamento comunitario europeo e recano gravi danni economici a Trieste, alla libertà dei traffici internazionali ed agli equilibri strategici della regione europea della Three Seas Initiative (Baltico-Adriatico-Mar Nero).

 

La simulazione di sovranità dello Stato italiano sul Free Territory of Trieste e sul suo Porto Franco internazionale viene utilizzata anche per stipulare accordi portuali illegittimi con imprese di Stato dell’Iran (LINK) e della Repubblica Popolare Cinese (LINK) sanzionate dagli USA, e per appoggiare attività di destabilizzazione dei Balcani occidentali finanziando e coordinando organizzazioni revansciste italiane e di altri Paesi.

 

Questa situazione di pubblica illegalità, di danno economico e di rischio strategico è aggravata dal fatto che nessun Governo italiano ha avuto sinora la capacità ed il coraggio necessari per imporre a quegli organi e funzionari italiani il rispetto della sovranità del Free Territory of Trieste e dei diritti di tutti gli Stati sul suo Porto Franco internazionale.

 

Non vi è quindi dubbio che si tratti, sotto ogni profilo, di una situazione di corruzione pubblica del genere di quelle che l’U.S. Department of State definisce di “significant corruption” perché oltre a corrompere lo Stato di diritto ed erodere la pubblica fede nelle istituzioni, sono anche fattori di destabilizzazione dell’ordine internazionale.

 
Disinformazione e destabilizzazione.
 

Nel caso dell’amministrazione provvisoria italiana dell’attuale Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale la corruzione pubblica e la sua rilevanza sugli sviluppi del suo Hinterland mitteleuropeo non hanno evidenza immediata, perché sono coperti da una situazione generale di disinformazione sullo status giuridico reale di Trieste.

 

La disinformazione è causata dal fatto che la diffusione politica sistematica, in Italia ed all’estero, delle tesi che simulano la sovranità italiana sul Free Territory of Trieste, nascondendo la sua situazione giuridica reale di amministrazione civile provvisoria, nasconde anche la gravità della natura delle violazioni commesse dagli organi e funzionari dell’amministrazione provvisoria italiana.

 

Questo stato di generale disinformazione può essere constatato facilmente sui mass media e sulle enciclopedìe più diffuse, inclusa Wikipedia, e si è consolidato nelle opere di tutti gli storici ed i giuristi che hanno trattato la questione di Trieste da fonti di seconda o terza mano, senza verifiche dirette ed adeguate degli strumenti internazionali e degli altri atti giuridici che definiscono la materia.

 

Le ricerche indipendenti ed innovative sono state inoltre scoraggiate sia da attività di repressione politica e di censura delle informazioni, sia dal consolidamento locale di due fazioni politiche fondate sullo stesso falso presupposto che il Free Territory of Trieste non sia mai stato costituito.

 

Su questo presupposto falso infatti una fazione “annessionista” italiana afferma di avere il diritto di occuparlo perché è rimasto “terra senza Stato”, ed una fazione “indipendentista” triestina afferma di avere il diritto di ottenere che venga costituito in base al Trattato di Pace del 1947.

 

Ma queste sono soltanto due assurdità speculari, perché il Free Territory of Trieste è già costituito quale Stato sovrano con Regime Provvisorio di governo dal 15 settembre 1947 in esecuzione del Trattato di Pace, e perché l’esercizio del mandato, o sub-mandato, di governo provvisorio non costituisce occupazione dello Stato amministrato, né la consente.

 

Gli “annessionisti” non sono dunque “patrioti” italiani, perché le loro pretese violano la Costituzione e gli obblighi internazionali della Repubblica Italiana, ed in democrazia il patriottismo non è fanatismo nazionalista, ma rispetto delle leggi e dell’onore del proprio Paese.

 

Ma anche gli “indipendentisti” non sono tali, né secessionisti o separatisti, poiché non è possibile ottenere l’indipendenza o la separazione dall’Italia di uno Stato che è già indipendente e separato da oltre settant’anni in esecuzione di un Trattato vigente e vincolante per tutta la Comunità internazionale.

 

I veri problemi di destabilizzazione provenienti da Trieste sono quelli causati dal fatto che la corruzione politica dell’amministrazione provvisoria italiana ha creato e mantenuto a Trieste stessa, in Italia ed all’estero una situazione di grave ignoranza e disinformazione sui diritti e gli obblighi internazionali in materia.

 

Questa disinformazione generale è infatti la condizione politica che consente a quel sistema di significant corruption di utilizzare la simulazione di sovranità italiana su Trieste e sul suo Porto Franco internazionale anche per appoggiare nella regione europea della Three Seas Initiative e nei Balcani Occidentali sia attività nazionalistiche destabilizzanti, sia la penetrazione economica e politica della Repubblica Popolare Cinese, in forma diretta ed attraverso imprese di altri Paesi.

 
I criteri della battaglia legale.
 

Per questi motivi la I.P.R. F.T.T. dopo avere compiuto tutte le analisi necessarie alla materia, nel 2017 le ha consolidate in uno studio sistematico (LINK) ed ha avviato la battaglia legale per difendere i diritti del Free Territory of Trieste, ed i diritti di tutti gli Stati sul suo Porto Franco internazionale e per contrastare le attività di destabilizzazione favorite dalla “significant corruption”dell’amministrazione provvisoria italiana.

 

Poiché si tratta di difendere diritti specifici che sono già consolidati nell’ordinamento internazionale, eseguiti nel diritto italiano e riconosciuti nel diritto comunitario europeo, la I.P.R. F.T.T. ha scelto di sperimentare per prime le soluzioni operative più semplici e meno imbarazzanti per tutte le parti internazionali coinvolte, con una strategìa difensiva graduale avviata davanti alle Corti italiane per risalire poi, se necessario, a quelle europee ed internazionali.

 

La battaglia legale della I.P.R. F.T.T. è iniziata perciò chiedendo direttamente ai giudici italiani in servizio a Trieste di accertare ed impedire, come è loro dovere, le violazioni di leggi e diritti commesse dagli organi e dai funzionari dell’amministrazione provvisoria italiana.

 

A questo scopo la I.P.R. F.T.T. ha azionato le tre cause civili più sopra menzionate, due delle quali contestano l’applicazione illegale al Free Territory of Trieste del regime fiscale e di bilancio dello Stato italiano, mentre la terza contesta principalmente le violazioni del regime di Porto Franco internazionale e gli accordi portuali illegittimi con la Repubblica Popolare Cinese.

 

In tutte e tre le proprie cause la I.P.R. F.T.T. è appoggiata dall’intervento di centinaia di cittadini ed imprese del Free Territory of Trieste e di altri Stati, ha offerto al Governo italiano la risoluzione negoziale del contenzioso e si è riservata di trasferirlo, se necessario, alle sedi europee ed internazionali competenti.

 
Il rifiuto totale di giustizia dei giudici italiani.
 

Dal 2018 ad oggi (2023) tutti i giudici italiani incaricati hanno rifiutato di accertare ed eseguire la legge in questa materia, emettendo una serie di sentenze politiche identiche con le quali affermano falsamente che il Free Territory of Trieste “non esiste e non è mai esistito”.

 

L’analisi di quelle sentenze consente di affermare che i giudici italiani incaricati hanno rifiutato di eseguire l’accertamento doveroso delle leggi italiane vigenti che riconoscono l’attuale Free Territory of Trieste e gli obblighi internazionali conseguenti perché sono perfettamente consapevoli del fatto che quelle leggi confermano pienamente le ragioni della I.P.R. F.T.T.

 

Gli stessi giudici italiani hanno inoltre condannato sistematicamente i ricorrenti a pagare tutte le spese di giudizio, allo scopo dichiarato di dissuaderli dal continuare a chiedere giustizia.  

 

Tra maggio e giugno 2023 la serie di queste scandalose sentenze politiche è stata definitivamente aggravata dalle decisioni delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella causa sul regime fiscale generale dovuto a Trieste, e dalla sentenza del giudice di primo grado nella causa sulla gestione del Porto Franco internazionale. Si veda l’analisi che ne abbiamo pubblicata il 16 giugno (LINK).

 

La sentenza di Cassazione è la più scandalosa, perché ha fornito la prova definitiva del fatto che il condizionamento politico sui giudici italiani in questa materia paralizza anche l’indipendenza del massimo organo della giustizia civile italiana, che dovrebbe garantire il pieno rispetto delle leggi dell’ordinamento italiano, del diritto comunitario e del diritto internazionale.

 

La sentenza di primo grado sulla gestione del Porto Franco internazionale è invece la più destabilizzante, perché l’asserita inesistenza giuridica del Free Territory of Trieste implicherebbe sia l’inesistenza giuridica del suo Porto Franco internazionale e dei relativi diritti di tutti gli Stati, sia la validità degli accordi portuali illegittimi degli amministratori italiani con l’Iran e con la Repubblica Popolare Cinese.

 

Nella nostra analisi del 16 giugno scorso abbiamo constatato che queste sentenze “di fuga” dei giudici italiani concretano un rifiuto totale di giustizia organizzato e compiuto in aperta violazione dell’ordinamento italiano, europeo ed internazionale, su pressione evidente di ambienti politici eversivi che il Governo italiano non può o non vuole contrastare.

 

Avevamo anche preannunciato che l’unico risultato concreto di questo rifiuto totale di giustizia da parte dei giudici italiani sarebbe stato quello che le strategìe legali della I.P.R. F.T.T. avevano già previsto: il trasferimento immediato del contenzioso alle giurisdizioni superiori europee ed internazionali.

 

E questo per il semplice fatto che lo status giuridico ed il Regime Provvisorio di governo dell’attuale Free Territory of Trieste e la gestione del suo Porto Franco internazionale non sono affari interni dello Stato italiano.

 
Il trasferimento del contenzioso.
 

Dal 30 giugno infatti la I.P.R. F.T.T. ha avviato il trasferimento graduale del contenzioso alle giurisdizioni superiori.

 

Il primo passo è stata l’attivazione immediata, nelle cause in corso, della competenza pregiudiziale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di interpretazione dei Trattati comunitari, come stabilita dall’art. 267 lettera a) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – TFUE.

 

Le fasi successive, se necessarie, riguarderanno i ricorsi diretti alle Corti europee ed internazionali competenti e l’eventuale attivazione delle speciali procedure di arbitrato internazionale previste in materia dal vigente Trattato di Pace con l’Italia del 10 febbraio 1947.

 
I primi rinvii alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
 

Le prime istanze di rinvìo pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE sono state perciò presentate alla Corte d’Appello di Trieste il 30 giugno scorso con la memoria di precisazione delle conclusioni nella causa n. 209/2022 sull’applicazione arbitraria dell’IVA italiana a Trieste.

 

Il 6 luglio le stesse istanze di rinvìo alla Corte di Giustizia dell’UE sono state presentate con l’atto di citazione in appello nella causa sulla gestione del Porto Franco internazionale. La Corte d’Appello ha inscritto a ruolo il nuovo atto dal 14 luglio, al numero di Registro Generale 242/2023.

 

Pubblichiamo qui in italiano (LINK) ed inglese (LINK) l’atto di citazione in appello così formato, per consentire ai nostri lettori di constatare personalmente come e perché con questi nuovi atti è iniziata una svolta decisiva e senza precedenti nella battaglia legale per la difesa di Trieste e del suo Porto Franco internazionale.

 

È infatti la prima volta, dal 1954, che la materia viene sottratta al controllo dei sistemi di corruzione che condizionano con pressioni e propagande la politica, la giustizia e l’informazione pubblica in Italia e nel Free Territory amministrato.

 

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) è formata da 27 giudici, uno per ciascun Paese membro, e da undici avvocati generali. Ha la funzione di interpretare il diritto comunitario per garantire che venga applicato correttamente e nello stesso modo in tutti gli Stati membri, di assicurare il rispetto della legge, di assicurare l’intervento dell’UE, di annullare suoi atti giuridici e di sanzionare le sue istituzioni.

 

L’attività giurisdizionale della Corte di Giustizia europea è indipendente, particolarmente attenta e rigorosa, così come quella della Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), che è l’organo giurisdizionale internazionale incaricato di assicurare il rispetto della Convenzione Europea dei Diritti Umani da parte degli Stati contraenti.

 

Alcune delle violazioni di diritti commesse dagli organi e funzionari infedeli dell’amministrazione provvisoria italiana del Free Territory of Trieste rientrano anche tra le competenze della CEDU.

 
Le principali violazioni di Trattati comunitari contestate.
 

Le norme del diritto comunitario per le quali la I.P.R. F.T.T. ha già chiesto il rinvìo alla competenza pregiudiziale prevalente della Corte di Giustizia Europea nelle cause d’appello sopra dette sono in particolare quelle che vengono direttamente violate dalla simulazione della sovranità italiana sull’attuale Free Territory of Trieste e sul suo Porto Franco internazionale.

 

Si tratta dei seguenti due gruppi distinti di norme dei Trattati comunitari, i cui effetti si sovrappongono nel caso del Free Territory of Trieste e del suo Porto Franco internazionale:

 

a) delle norme comunitarie che consentono l’applicazione dei Trattati europei ai Territori dei quali uno Stato membro ha assunto la rappresentanza estera, poiché ne ha l’amministrazione, ma non la sovranità;

 

b) delle norme che limitano tale applicazione poiché riconoscono la prevalenza giuridica degli obblighi internazionali che gli Stati fondatori hanno assunto anteriormente al 1° gennaio 1958 e gli altri Stati membri prima della loro adesione all’Unione Europea, «tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più Stati terzi dall’altra».

 

Questo è infatti sino ad oggi (2023) il caso dell’attuale Free Territory of Trieste sub-affidato dal 1954 all’amministrazione civile provvisoria del Governo italiano, e degli obblighi internazionali che l’Italia ed il Governo italiano hanno assunto rispettivamente verso il Free Territory e verso la Comunità internazionale con il Trattato di Pace di Parigi del 1947 e con il Memorandum d’Intesa di Londra del 1954.

 

E si tratta di rapporti giuridici in vigore che sono perfettamente documentati negli archivi delle Nazioni Unite e dell’attuale Commissione Europea, ed hanno piena ed intera esecuzione nell’ordinamento giuridico italiano.

 

Questo significa, in particolare, che costituisce violazione dei Trattati comunitari applicare direttamente al Free Territory amministrato le loro norme che confliggano con la sua sovranità (territoriale, monetaria, fiscale, doganale, di bilancio), con i diritti conseguenti dei suoi cittadini e delle sue imprese, del regime del suo Porto Franco internazionale e con i diritti su di esso di tutti gli Stati e delle loro imprese.

 

La simulazione di sovranità dello Stato italiano sul Free Territory of Trieste e sul suo Porto Franco internazionale viene invece utilizzata anche per applicarvi i Trattati europei in forma diretta ed integrale, violando perciò quelle norme degli stessi Trattati, ed arrecando danni rilevanti anche alla stessa Unione Europea ed ai suoi Stati membri attuali e futuri.

 

Per una trattazione più estesa di questo nuovo argomento decisivo si vedano in particolare al punto B, n. 9 (da 9.1 a 9.11) dell’atto di citazione in appello che pubblichiamo assieme a quest’analisi (LINK).

Sviluppi e conclusioni.
 

L’atto di citazione in appello nella causa per il Porto Franco internazionale fissa l’udienza di comparizione delle parti al 23 novembre 2023, e per quello stesso periodo è prevista anche la conclusione della causa d’appello sull’applicazione dell’IVA, nella quale sono state formulate le medesime richieste di rinvìo pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’UE.

 

Se la Corte d’Appello rifiutasse di eseguire i rinvii pregiudiziali alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea otterrebbe soltanto di peggiorare la posizione della magistratura italiana sull’argomento, poiché la I.P.R. F.T.T. li riproporrebbe immediatamente davanti alla Corte di Cassazione italiana, che quale giudizio nazionale di ultima istanza non ne ha la facoltà, ma l’obbligo, anche a pena di sanzioni.

 

L’oggetto delle richieste di rinvìo pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea contesta e travolge inoltre anche le conclusioni e l’eseguibilità delle precedenti decisioni della stessa Corte di Cassazione italiana sul regime fiscale generale di Trieste.

 

A questo punto perciò l’intera questione è giunta ad una svolta che rende temeraria quanto inutile la prosecuzione delle violazioni già contestate in materia fiscale e portuale, mentre rende ragionevole avviare la ricerca di soluzioni concordate del contenzioso che soddisfino tutte le parti internazionali interessate.

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